di Luca Granata

L’approvazione del nuovo decreto sicurezza bis espone a molteplici riflessioni in materia. Si evidenzia, innanzitutto , la tendenza verso la configurazione di un diritto penale speciale particolarmente repressivo. Inoltre, si sollevano dubbi di costituzionalità circa il ricorso al decreto legge pur in mancanza dei requisiti di necessità ed urgenza e stante la disomogeneità delle materie affrontate con un unico decreto.

In attesa della pronuncia della Corte Costituzionale sul decreto sicurezza, l’11 giugno u.s. il Consiglio dei Ministri ha approvato il cd.“decreto sicurezza bis”, disponendo misure di contrasto al fenomeno migratorio e di rafforzamento della sicurezza e dell’ordine pubblico.

Il testo è approdato in aula alla Camera il 22 Luglio e il governo vi ha posto la fiducia.
Durante l’iter nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia , sono state introdotte novità al testo : pesanti mukte per le Ong che violino il divieto di accesso alle acque territoriali ; arresto in flagranza del capitano della nave che non rispetti il divieto della
Guardia di Finanza ; sequestro immediato delle imbarcazioni.

La prima bozza del decreto sicurezza bis prevedeva multe da 3.500 a 5.500 euro per ogni straniero soccorso e trasportato in Italia da navi di soccorso e addirittura la revoca o la sospensione della licenza per navi che battono bandiera italiana. Disponeva il trasferimento
della competenza a limitare o vietare il transito e la sosta nel mare territoriale italiano dal Ministero delle infrastutture al Ministero dell’interno.

Sanciva l’affidamento alle Procure distrettuali anche delle ipotesi non aggravate di favoreggiamento dell’immigrazione
clandestina e l’estensione dell’uso delle intercettazioni per i suddetti reati , nonché lo stanziamento di tre milioni di euro per il finanziamenrto di poliziotti di origine straniera per indagini sotto copertura.

Ritenuto in contrasto con diverse normative nazionali ed internazionali , il testo è stato ripetutamente modificato.

Il provvedimento esaminato dalle commissioni si compone di 18 articoli ed è suddiviso in tre capi. Nel Capo I (“Disposizioni urgenti in materia di contrasto all’immigrazione illegale e di ordine e sicurezza pubblica”), i primi cinque articoli sono dedicati al contrasto del fenomeno dell’immigrazione clandestina e tendono a colpire le attività delle O.N.G. di soccorso in mare.
Nello specifico, l’art. 1 modifica l’art. 11 del T.U. Immigrazione del 1998 , prevendendo il comma 1 bis . Si stabilisce che il Ministero dell’Interno, di concerto con il Ministero della difesa e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e sentito il Presidente del Consiglio dei Ministri, “nel rispetto degli obblighi internazionali dell’ Italia” , ha il potere di limitare o vietare
l’ingresso, il transito o la sosta delle navi nel mare territoriale , salvo che si tratti di naviglio militare o di navi in servizio governativo non commerciale, “per motivi di ordine e sicurezza pubblica” ovvero quando si violino le leggi contro l’immigrazione irregolare (in
base alle condizioni stabilite dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del Mare di Montego Bay.

Si attribuisce, dunque, al Ministro dell’Interno il potere di chiudere i porti e di inibire il transito e la sosta nel mare territoriale. Nella relazione illustrativa del disegno di legge, l’intervento normativo è definito “ indifferibile e urgente” , per impedire il “passaggio
pregiudiziovole “ e “ non inoffensivo” di una nave.

L’art. 2 aggiunge il comma 6 bis all’art. 12 del T.U. Immigrazione , affiancando un illecito amministrativo a quello penale già previsto dalla norma.Si dispone che la violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane, prevista dall’ art. 1, comporta l’irrogazione di una sanzione amministrativa per un importo compreso tra euro 10.000 ed euro 50.000 a carico del comandante, dell’armatore o del proprietario della nave.

Si prevedere, inoltre, la sanzione accessoria della confisca della nave , con sequestro cautelare immediato, in caso di reiterazione dell’inosservanza. Si elimina dal testo ogni riferimento al soccorso dei migranti e si introduce un nuovo mezzo repressivo della solidarietà attiva, data la difficoltà di annoverare le operazioni di soccorso in mare nelle fattispecie di reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Infatti , sono numerose le archiviazioni dei procedimenti a carico delle O.N.G. da parte dei Tribunali siciliani.
L’art. 3 modifica l’art. 51 c.p.p. , estendenedo la competenza della Procura distrettuale all’ipotesi di favoreggiamento all’immigrazione clandestina nella sua forma semplice, cioè senza aggravanti. Stante il richiamo operato dall’art. 157 comma 6 c.p. all’art. 51 comma 3
bis c.p.p., è previsto – per tale rerato – il raddoppio dei termini prescrizionali e la possibilità per gli organi inquirenti di disporre delle intercettazioni.

L’art. 4 dispone lo stanziamento di 3 milioni di euro in tre anni allo scopo di potenziare le operazioni di polizia sotto copertura per il reato di immigrazione clandestina. L’art. 6 modifica la legge n. 152/1975 ( cd.“legge Reale” ) prevedendo il raddoppio delle pene nelle ipotesi di “travisamento” nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico. Da un lato , si appresta maggiore tutela per gli operatori delle forze di polizia impiegati in servizio di ordine pubblico nel corso di pubbliche manifestazioni.
Dall’altro, si prevede la reclusione da uno a quattro anni a carico di chi -nel corso di manifestazioni pubbliche – lancia o utilizza illegittimamente razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per l’emissione di fumo, bastoni, mazze, oggetti contundenti, in modo da creare un concreto pericolo per l’incolumità delle persone o l’integrità delle cose.

L’art. 7 inasprisce le pene per i reati di resistenza a Pubblico Ufficiale (art. 337 c.p.), di interruzione di pubblico servizio (art. 340 c.p.) , di devastazione e saccheggio (art. 419 c.p.) di danneggiamento (art.. 635 c.p.),quando commessi nel corso di manifestazioni in luogo
pubblico o aperto al pubblico.

Nel Capo II (“Disposizioni urgenti per il potenziamento dell’efficacia dell’azione amministativa a supporto delle politiche di sicurezza”), l’art. 8 autorizza il Ministero della Giustizia ad assumere un contingente di 800 unità di personale non dirigenziale (per una spesa di oltre 25 milioni di euro ), al fine di notificare sentenze ai condannati attualmente in libertà e garantire così l’effettività della pena.
L’art. 10 ha disposto il rafforzamento di misure di sicurezza per la città di Napoli in occasione delle Universiadi di Luglio 2019.
L’art. 12 prevede l’istituzione di un “fondo di premialità per le politiche di rimpatrio” , per il finanziamento di interventi di cooperazione o intese bilaterali volte al rimpatrio dei soggetti irregolari presenti sul territorio italiano.

Il Capo III (“Disposizioni urgenti in materia di contrasto alla violenza in occasione di manifesatzioni sportive”) ha inasprito le norme relative al daspo sportivo. Si stabilisce che il Questore può disporre il divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive o interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle manifestazioni medesime nei confonti di: coloro che risultino denunciati per aver preso parte attiva a espisodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive; coloro che nelle medesime circostanze abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza; coloro che, sulla base di elementi di fatto, risultino aver tenuto, anche all’estero, una condotta finalizzata alla partecipazione attiva ad episodi di violenza, tali da turbare l’ordine pubblico; coloro che risultino denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, nel corso dei cinque anni precedenti per alcuno dei reati.

Si vieta ,inoltre, alle società sportive di favorire chi ha subito un daspo. In riferimento alle ipotesi di fermo di indiziato di delitto, viene introdotta tra le circostanze aggarvanti comuni quella di “aver commesso il fatto in occasione o a causa di manifestazioni sportive o durante i trasferimenti da o verso i luoghi in cui si svolgono dette manifesatzioni”. Si dispone altresì il divieto di applicare l’ipotesi di cui all’art. 131 bis c.p. qualora si proceda per delitti commessi in occasione o acausa di manifestazioni sportive.
Sembra opportuno soffermarsi su qualche punto. Poco chiara è , innanzitutto, la ragione per cui si ricorre alla decretazione di urgenza , se è vero che , stando ai dati statistici, i reati oggetto di disciplina sono in netto calo. Incomprensibile risulta ,inoltre, la ragione per la quale materie tanto disomogenee debbano essere disciplinate da un unico decreto legge.

E’ dunque auspicabile che il dibattito parlamentare, in sede di conversione, analizzi con maggiore prudenza le tematiche trattate. Il riferimento è soprattutto alle norme contenute nel Capo I , le quali da un lato sono in contrasto con le norme che regolano il soccorso in
mare, riconoscendo una competenza in capo al Ministro dell’interno, dall’altro comportano il rischio di spostare sul piano amministrativo una questione di carattere penale, dunque di competenza esclusiva della magistratura.

Il testo approvato riconosce, in particolare, al Ministro dell’Interno il potere di vietare l’ingresso in acque italiane quando nelle ipotesi di violazione delle leggi di immigrazione vigenti.. Se si tratta , sostanzialmente, di reato di favoreggiamento dell’immigrazione  clandestina, la competenza spetta all’Autorità giudiziaria, giacché il reato deve essere oggetto di indagine da parte della magistratura inquirente.

Nelle ipotesi di soccorso in mare, inoltre, il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina risulta difficilmente imputabile , soprattutto ad una nave umanitaria che soccorra in mare persone in evidente stato di necessità.
In riferimento al Capo II , pone altresì problemi la norma che prevede la responsabilità penale a carico del soggetto che ha organizzato una manifestazione non autorizzata nella quale un terzo compie un qualsiasi reato di danneggiamento. Si viola , in questo modo, il
principio cardine dell’ordinamento secondo cui la responsabilità penale è personale.

Irragionevole risulta ancora la norma che dispone un aumento di pena per i reati commessi durante le manifestazioni pubbliche. E nemmeno si comprende l’accordo di maggiore protezione accordata a chi riveste un ruolo di polizia. Oltre al fatto che il reato di oltraggio è
stato più volte depenalizzato e poi reintrodotto a seconda delle circostanze politiche, resta il fatto che prevedere sanzioni più severe a carico di chi oltraggia le forze dell’ordine contrasta con il principio di uguaglianza.

La percezione è che l’intervento del Governo spinga verso un diritto penale speciale particolarmente repressivo , tralasciando che l’inasprimento delle pene o il rafforzamento di strumenti investigativi particolarmente invasivi non sono affatto garanzia di maggiore sicurezza dell’ordine pubblico. Dovendo intervenire in materie delicate, rispetto alle quali anche l’ONU richiama ad attenzione e cautela, è opportuno un dibattito parlamentare responsabile.

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