Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 14 marzo – 13 giugno 2019, n. 15873 (Est. Sestini)

Massima

L’interruzione delle trattative è idonea a giustificare l’affermazione della responsabilità precontrattuale quando risulti ingiustificata, ossia tale da violare, senza un apprezzabile motivo, il ragionevole affidamento sulla positiva conclusione, ingenerato da una condotta contraria a correttezza e buona fede; deve escludersi che ricorra un siffatto affidamento allorché la parte sia stata informata circa le condizioni cui è subordinato l’altrui interesse a concludere un affare.

Ricognizione

Una persona fisica conveniva in giudizio una s.p.a., affinché, la società fosse condannata al pagamento dei danni scaturenti dalla interruzione immotivata delle trattative finalizzate alla vendita di un terreno di proprietà degli attori.

Il Tribunale accoglieva la domanda e condannava la società al pagamento dell’importo liquidato in sentenza.

La Corte d’Appello confermava la decisione di primo grado.

Le parti hanno proposto ricorso per cassazione.

Preliminarmente, occorre chiarire che i venditori e la società avevano sottoscritto un accordo in cui individuavano il bene interessato, l’importo da versare rinviando ogni ulteriore accordo a successiva sottoscrizione di contratto preliminare.

La società originariamente convenuta, in cassazione, ha rilevato che i giudici di merito avevano errato nell’utilizzare la scrittura privata come prova di trattative avviate, trattandosi, a parere di parte convenuta, di un patto di opzione comportante la possibilità delle parti di accettare o non accettare la proposta. I giudici di legittimità hanno respinto l’istanza spiegando che l’argomento risultava nuovo rispetto ai due precedenti gradi di giudizio, pertanto inammissibile.

Parte soccombente ha sostenuto che la corte territoriale aveva erroneamente interpretato la scrittura privata anche alla luce delle prove testimoniali che, a suo dire, erano risultate contrarie alla parte attrice ponendo in evidenza che la società aveva palesato che l’interesse all’acquisto era subordinato alla possibilità di comperare i terreni limitrofi. Essendo venuta meno la possibile estensione era decaduto anche l’interesse all’acquisto.

La prova testimoniale, hanno chiarito i giudici di legittimità, è stata articolata in modo da accertare circostanze utili a connotare il contesto in cui il documento venne formato in riferimento alla condotta precontrattuale della società. Sul punto: I limiti legali di ammissibilità della prova orale non operano quando la stessa sia diretta non già a contestare il contenuto di un documento, ma a renderne esplicito il significato; in particolare il divieto dell’ammissione della prova testimoniale stabilito dall’art. 2722 c.c., in ordine ai patti aggiunti o contrari al contenuto negoziale di un documento, riguarda solo gli accordi diretti a modificare, ampliandolo o restringendolo, il contenuto del negozio, mentre non investe la prova diretta ad individuarne la reale portata attraverso l’accertamento degli elementi di fatto che determinarono il consenso dei contraenti – Cass. 4601/2017.

La S.C. ha rilevato che la motivazione con cui il giudice di merito aveva ritenuto l’esito della prova testimoniale favorevole alla parte attrice era apodittica, comunque, non incompatibile con l’avversa tesi. Con queste argomentazioni la corte ha cassato la sentenza rinviandola ad altro giudice territoriale, non prima di ribadire che l’interruzione delle trattative è idonea a giustificare l’affermazione della responsabilità precontrattuale quando risulti ingiustificata, ossia tale da violare, senza un apprezzabile motivo, il ragionevole affidamento sulla positiva conclusione, ingenerato da una condotta contraria a correttezza e buona fede; deve escludersi che ricorra un siffatto affidamento allorché la parte sia stata informata circa le condizioni cui è subordinato l’altrui interesse a concludere un affare.

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