Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 20 dicembre 2018 – 17 giugno 2019, n. 16149 (Est. Scrima)

Massima:

Può integrare ipotesi di caso fortuito la condotta del danneggiato connotata dall’esclusiva efficienza causale nella produzione dell’evento, che deve essere valutata tenendo conto anche del dovere generale di ragionevole cautela riconducibile al principio di solidarietà.

Ricognizione:

Il Tribunale di Roma ribaltava la decisione emanata dal Giudice di Pace, che condannava il Comune di Roma e la società Edilstrade S.r.l. al risarcimento dei danni nei confronti di due soggetti danneggiati a seguito di un incidente stradale. Il Giudice di seconde cure, infatti, accoglieva l’appello proposto dai due soccombenti in primo grado, a cui si aggiungeva la società ATAC S.p.a..

A seguito di tale pronuncia, i due danneggiati propongono ricorso per cassazione, deducendo, tra i motivi di ricorso, la violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 c.c., poiché nonostante il Tribunale avesse riconosciuto i difetti inerenti alla situazione stradale, potenzialmente lesiva per gli utenti, aveva comunque escluso il nesso causale tra la res e l’evento, ritenendo che il sinistro fosse frutto di un caso fortuito riconducibile ad uno dei due ricorrenti.

La Corte di Cassazione respinge il ricorso.

Per quanto riguarda la lamentata violazione dell’art. 2051 c.c., gli Ermellini ne constatano l’infondatezza, richiamando un principio in base al quale il caso fortuito è caratterizzato «dall’esclusiva efficienza causale nella produzione dell’evento; a tal fine, la condotta del danneggiato che entri in interazione con la cosa si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso […] e deve essere valutata tenendo anche conto del dovere generale di ragionevole cautela riconducibile al principio di solidarietà espresso dall’art. 2 Cost. Pertanto, quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione da parte dello stesso danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando lo stesso comportamento, benché astrattamente prevedibile, sia da escludere come evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale».

Ribadito tale principio, la Corte ravvisa i connotati della imprudenza e della disattenzione alla guida da parte di uno dei ricorrenti, tale da poter integrare l’ipotesi di caso fortuito idonea a spezzare il nesso causale tra cosa e danno.

 Anche per questo motivo, la Suprema Corte non accoglie il ricorso dei danneggiati.

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