Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 11 giugno 2019, n. 25734 (Est. Socci)

Massima:

Non sussiste la preclusione all’esercizio dell’azione penale di cui all’art. 649 cod. proc. pen., quale conseguenza della già avvenuta irrogazione, per lo stesso fatto, di una sanzione formalmente amministrativa ma avente carattere sostanzialmente “penale” ai sensi dell’art. 4 del Protocollo alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, allorquando non vi sia coincidenza fra la persona chiamata a rispondere in sede penale e quella sanzionata in via amministrativa.

Ricognizione:

Con la sentenza in epigrafe i giudici di legittimità affrontano la questione del ne bis in idem inerente al doppio trattamento sanzionatorio penale e fiscale.

Preliminarmente, la Corte di Cassazione evidenzia che il motivo del doppio trattamento

sanzionatorio, fiscale e penale, non sfugge alla regola processuale del “divieto di nova” nell’ambito del giudizio per cassazione. Ed infatti, secondo il giudice di legittimità, il motivo non era stato proposto in appello, e così anche l’ulteriore motivo della violazione di legge relativamente all’accertamento dell’elemento soggettivo del reato per cui “non possono essere dedotte con il ricorso per cassazione questioni sulle quali il giudice di appello abbia correttamente omesso di pronunziarsi perché non devolute alla sua cognizione”.

Ciò premesso, la Corte Suprema di Cassazione passa comunque all’esame della specifica doglianza affermando che seppur fosse stata correttamente fatta valere in appello, e quindi in cassazione, sarebbe stata dichiarata infondata.

La questione si appunta principalmente sull’identità soggettiva o meno del destinatario della doppia sanzione. Al riguardo Corte di Cassazione ha chiarito che nelle ipotesi di non coincidenza tra l’imputato e chi ha ricevuto la sanzione amministrativa (in genere la società) non sussiste preclusione all’azione penale.

Più in particolara, la giurisprudenza ha affermato il principio di diritto per il quale “non sussiste la preclusione all’esercizio dell’azione penale di cui all’art. 649 c.p.p., quale conseguenza della già avvenuta irrogazione, per lo stesso fatto, di una sanzione formalmente amministrativa ma avente carattere sostanzialmente “penale” ai sensi dell’art. 4 del Protocollo n. 7 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, allorquando non vi sia coincidenza fra la persona chiamata a rispondere in sede penale e quella sanzionata in via amministrativa.

In applicazione del principio, la Corte ha escluso la violazione del divieto di “bis in idem” con riferimento a persona imputata ai sensi dell’art. 10-ter d.lgs 10 marzo 2000, n. 74 per il mancato versamento dell’acconto IVA, fatto per il quale era stata inflitta sanzione amministrativa alla società cooperativa dello stesso soggetto legalmente rappresentata.

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