Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza 17 gennaio – 11 giugno 2019, n. 15709 (Est. Solaini)

Massima

Gli obblighi informativi posti a carico dell’intermediario finanziario sussistono a prescindere dai profili di rischio e dalla sua esperienza in materia, poiché è proprio in relazione a tali informazioni che il cliente può scegliere gli investimenti che, secondo lui, hanno maggiori probabilità di successo.

Ricognizione

La Corte d’Appello di Torino respingeva il gravame proposto dall’attore avverso un istituto bancario, il quale aveva ad oggetto la richiesta di risarcimento dei danni per responsabilità di natura contrattuale, precontrattuale ed extracontrattuale, per avere lo stesso sottoscritto alcuni ordini di acquisto di obbligazioni argentine senza aver ricevuto informazioni circa la loro natura; inoltre, la banca aveva realizzato sugli stessi titoli una sollecitazione al pubblico risparmio violando le norme sul collocamento, senza fornire alcuna documentazione all’acquirente sull’adeguatezza dell’investimento e sui profili di rischio.

Contro la suddetta pronuncia, il cliente propone ricorso per cassazione, deducendo la sussistenza della responsabilità della banca in ordine alla violazione degli obblighi di diligenza, all’omesso esame della sollecitazione dell’investimento da essa posto in essere, nonché alla mancata produzione in giudizio della traduzione in lingua italiana di un documento rientrante tra gli obblighi informativi dell’intermediario.

La Suprema Corte accoglie i primi due motivi di ricorso.

Per quanto riguarda la violazione degli obblighi di diligenza della banca nell’ambito dei servizi di intermediazione finanziaria, con riferimento all’onere della banca di dimostrare di aver agito in base ai canoni di diligenza richiesti, la Corte richiama il principio in base al quale «in tema di intermediazione mobiliare, le valutazioni dell’adeguatezza delle operazioni al profilo di rischio del cliente ed alla sua buona conoscenza del mercato finanziario non escludono la gravità dell’inadempimento degli obblighi informativi posti a carico dell’intermediario finanziario sicché il fatto che l’investitore propenda per investimenti rischiosi non toglie che egli selezioni tra questi ultimi quelli, a suo giudizio, aventi maggiori probabilità di successo, grazie alle informazioni che l’intermediario è tenuto a fornirgli».

Nel caso di specie, i giudici della Suprema Corte rilevano che è irrilevante l’esperienza ed i rischi assunti dall’investitrice in materia, dovendosi in ogni caso trasmettere informazioni concrete e specifiche al cliente riferite ai singoli prodotti di investimento.

Quanto, invece, alla mancata produzione in giudizio della traduzione in italiano della circular offering, gli Ermellini rilevano che l’art. 122 c.p.c. si applica solamente agli atti processuali in senso proprio, non anche ai documenti esibiti dalle parti, per i quali si applica l’art. 123 c.p.c., che attribuisce al giudice la mera facoltà di nominare un traduttore a tal fine, concludendo per l’infondatezza della censura.

Per questi motivi, la Suprema Corte accoglie il ricorso solo in relazione ai primi due motivi.

© 2017 Spia al Diritto Designed by AD Web Designer

logo-footer