Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza 11 aprile – 29 maggio 2019, n. 14671 (Est. Iofrida)

Massima

In tema di intermediazione finanziaria, ove la previsione contenuta nel contratto quadro richiami, ai sensi dell’art. 1352 c.c., la possibilità di dare all’intermediario ordini orali inerenti alle negoziazioni in valori mobiliari impartiti telefonicamente dal cliente, imponendo alla banca intermediaria di annotare l’ordine telefonico su un apposito registro, la prescrizione relativa all’annotazione sul registro non costituisce un requisito di forma, sia pure ad probationem, degli ordini suddetti ma uno strumento atto a facilitare la prova – altrimenti più difficile – dell’avvenuta richiesta di negoziazione dei valori, con il conseguente esonero da ogni responsabilità quanto all’operazione da compiere.

Ricognizione

La Prima Sezione Civile della Suprema Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 14671 depositata il 29 maggio 2019, torna ad occuparsi della questione circa la forma degli ordini di investimento in strumenti finanziari.

I Giudici di Legittimità ribadiscono che non debbono essere sovrapposti il piano della forma (che riguarda la possibilità di impartire all’intermediario ordini orali di acquisto o di vendita) con quello della prescrizione (convenzionale, dettata dal contratto quadro) sulla documentazione di tale forma; altrimenti spostandosi l’elemento della forma al di fuori e dopo la già avvenuta conclusione del negozio giuridico.

I clienti di una banca agivano in giudizio nei suoi confronti innanzi al Tribunale di Salerno chiedendo – tra l’altro – che venisse dichiarata la nullità di alcuni ordini di investimento in obbligazioni Argentina. Il Tribunale di Salerno accoglieva le domande dei clienti rilevando come «le operazioni di acquisto dei titoli Argentina mancassero sia di ordine scritto degli investitori, sia della pur minima forma convenzionale dell’ordine verbale telefonico registrato dalla banca».

La Corte di Appello di Salerno, nel respingere il gravame della banca, confermava la sentenza del primo giudice ritenendo, per quanto qui rileva, che l’ordine d’acquisto impartito oralmente dagli investitori, nonostante la previsione convenzionale dell’obbligo della forma scritta contenuta nel contratto quadro di negoziazione, dovesse ritenersi nullo.

La banca ricorreva per Cassazione contestando la sentenza della Corte di Appello di Salerno per falsa applicazione dell’art. 1352 c.c. in correlazione agli artt. 23 d.lgs. n. 58/1998 (inde TUF), nonché 60 e 69 Regolamento Consob n. 11522/98.

Segnatamente, la banca eccepiva l’erroneità della sentenza del secondo giudice rilevando, per un verso, che ai sensi dell’art. 23 TUF la forma scritta è disposta a pena di nullità solo per il contratto quadro di negoziazione e non già per i singoli ordini di investimento; per altro, che la forma scritta convenzionale pattuita tra le parti non poteva essere interpretata in termini di imperatività, ben potendo le stesse derogarvi, anche attraverso comportamenti concludenti.

La Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione accoglie il ricorso della banca.

La Suprema Corte ricorda in primo luogo che la questione circa la forma degli ordini di investimento in strumenti finanziari è già stata oggetto di numerose precedenti pronunce di legittimità ove statuito che l’art. 23 TUF – secondo cui i contratti relativi alla prestazione di servizi di investimento debbono essere redatti per iscritto a pena di nullità del contratto, deducibile solo dal cliente – attiene al contratto quadro, che disciplina lo svolgimento successivo del rapporto diretto alla prestazione del servizio di negoziazione di strumenti finanziari, e non ai singoli ordini di investimento (o disinvestimento) che vengano poi impartiti dal cliente  all’intermediario.

La validità degli ordini di investimento non è dunque soggetta a requisiti di forma non rilevando al riguardo che l’intermediario abbia violato le regole di condotta concernenti le informazioni (attive e passive) nei confronti del cliente (in questo senso Cass. n. 28432/2011; Cass. n. 384/2012; Cass. n. 16053/2016; Cass. n. 3950/2016; Cass. n. 19759/2017).

I Giudici di legittimità ricordano altresì che, sebbene, ai sensi dell’art. 23 TUF, la forma scritta sia prevista solo per il contratto quadro, è comunque possibile che siano le parti stesse a prevederla convenzionalmente ai sensi dell’art. 1352 c.c.; siffatta previsione contrattuale risponde alla duplice finalità di assicurare una maggiore ponderazione da parte dell’investitore e di garantire all’operatore bancario la serietà dell’ordine così permettendogli una più agevole prova della richiesta ricevuta. In ipotesi di forma scritta convenzionale degli ordini di investimento l’intermediario potrebbe legittimamente rifiutare l’esecuzione di un ordine non impartito per iscritto e la relativa nullità potrebbe essere fatta valere da entrambi i contraenti (cfr. Cass. 16053/2016 e Cass. 25335/2018). Sempre in tale ipotesi, il principio di cui all’art. 1352 c.c., secondo cui la forma convenuta dalle parti per la futura stipulazione di un contratto si presume pattuita ad substantiam, sarebbe estensibile, ai sensi dell’art. 1324 c.c., agli atti che seguono a quella stipulazione, come nell’ipotesi degli ordini suddetti, aventi natura negoziale (v. Cass. n. 3950/2016).

Chiarito quanto sopra, i magistrati della Suprema Corte precisano però che la previsione di cui all’art. 60 Reg. Consob n. 11522/1998 (ratione temporis applicabile) – che impone agli intermediari di registrare su nastro magnetico gli ordini impartiti telefonicamente dagli investitori –  serve, per un verso a ribadire la piena legittimità degli ordini telefonici e, per altro, a dettare una regola destinata a garantire ex post la ricostruibilità del contenuto di tali ordini; si tratta cioè di una regola operante sul piano della prova, ma non certo volta ad introdurre una prescrizione di forma ad substantiam (Cass. n. 25212/2015 e Cass n. 28432/2011). Muovendo da tale presupposto, rilevano ancora i Giudici di Legittimità, non deve essere confuso il piano della forma (che, nella specie, riguarda la possibilità degli ordini orali di acquisto e di vendita all’intermediario) con quello della prescrizione (convenzionale, dettata dal contratto quadro) sulla documentazione di tale forma (ossia, con l’annotazione della telefonata su di un apposito registro tenuto dalla banca), atteso che, per quanto oggetto di convenzione inter partes, ai sensi dell’art. 1352 c.c., l’ordine orale (impartito dall’investitore all’intermediario)  tale resta  anche  se di esso si prescrive un successivo adempimento formale (l’annotazione predetta) a cura  del ricevente,  idoneo ad agevolare la prova dell’esistenza e della consistenza di quegli ordini, senza  che per questo si operi una trasformazione della forma orale in altra e diversa, neppure sub specie di forma ad probationem (cfr. Cass. n. 3088/2018 e Cass. n. 1460/2019).

Ritornando alla fattispecie dedotta in giudizio, la Corte di Cassazione precisa che nel contratto quadro di negoziazione perfezionato tra le parti era: a) previsto che gli ordini fossero conferiti «di norma per iscritto»; b) consentito comunque di impartire ordini di investimento anche telefonicamente. Ad avviso della Corte, dunque, non sussisteva alcun obbligo di forma scritta ad substantiam, essendo tale obbligo escluso dalla contemplata facoltà di impartire ordini per via telefonica; la modalità di annotazione non rappresentava pertanto un requisito forma, trattandosi di adempimento dettato al solo fine di agevolare la prova della richiesta di negoziazione dei valori mobiliari.

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