Cass. Civ., sez. Un., 16 maggio 2019, n. 13246 (Est. De Stefano)

Massima

Lo Stato o l’ente pubblico rispondono del danno subìto dal terzo per l’illecito del dipendente, anche quando agisce solo per scopi personali, estranei ai fini dell’amministrazione. La corresponsabilità scatta purché l’azione illecita sia legata da un nesso di occasionalità necessaria con le funzioni svolte dal dipendente infedele. E dunque se questa non sarebbe stata possibile senza l’esercizio del ruolo, per quanto svolto in modo illecito.

Ricognizione

Un cancelliere del Tribunale di Catania si era appropriato di somme, ricavate nel corso di un giudizio civile di divisione, giacenti su un libretto di deposito giudiziario mediante la falsificazione della firma del funzionario competente per il pagamento.

Il processo penale si concludeva con la condanna del cancelliere per peculato; dopo la condanna in sede penale, il soggetto che avrebbe avuto diritto alle somme sottratte iniziava il giudizio civile non solo nei confronti del cancelliere ma anche nei confronti del Ministero.

In primo grado il Ministero veniva condannato: il Tribunale riteneva infatti sussistenti i presupposti di cui all’art. 28 Cost. per estendere la responsabilità anche all’Amministrazione. In secondo grado, invece, la Corte d’Appello respingeva la domanda nei confronti del Ministero, ritenendo che il cancelliere avesse agito per finalità strettamente personali ed egoistiche, estranee all’Amministrazione ed anzi contrarie ai fine perseguiti da quest’ultima; sicché doveva escludersi ogni collegamento con le proprie attribuzioni.

Proposto ricorso per cassazione, veniva rimessa alle Sezioni unite, atteso il contrasto di giurisprudenza sul punto, la seguente questione: sussiste o meno la responsabilità civile della p.a. qualora il dipendente pubblico, approfittando delle sue funzioni, commetta un illecito penale per finalità di natura esclusivamente personale?

Con la sentenza in questione le Sezioni unite hanno risposto affermativamente a tale quesito, ritenendo ormai del tutto superato l’orientamento che escludeva la responsabilità della p.a. nel caso in cui il dipendente pubblico avesse agito per finalità esclusivamente personali ed egoistiche, ed anzi contrarie alle finalità istituzionali dell’ente pubblico; e che la p.a. dovesse ormai essere parificata ad un datore di lavoro privato, con conseguente integrale applicabilità dell’art. 2049 c.c.. L’applicazione di quest’ultima norma, sostengono infatti le Sezioni unite, non è esclusa dall’art. 28 Cost..

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