Tribunale di Roma, sez. XIII Civile, sentenza del 6 marzo 2019

Massima

Per il riconoscimento del danno parentale è necessaria la prova dello sconvolgimento dell’esistenza, rivelato da fondamentali e radicali cambiamenti dello stile di vita.

Ricognizione:

La domanda risarcitoria avanzata della madre e dai fratelli nei confronti dell’azienda ospedaliera si basa su fatti già sottoposti all’attenzione del giudice penale; in tale sede è stata acclarata la negligenza, imprudenza e imperizia in cui era incorso il personale sanitario, medico e paramedico dell’ospedale che aveva omesso ogni intervento sul clochard ricoverato al pronto soccorso con una grave infezione polmonare in fase acuta, accelerando così l’iter evolutivo del processo patologico già in atto, tanto da portare alla morte.

L’azienda ospedaliera, difatti, non ha contestato la ricostruzione storica degli eventi né la responsabilità del proprio personale medico e sanitario in servizio al pronto soccorso.

Ciò che è stato contestato è la risarcibilità del danno da perdita di relazione parentale invocata dalla madre e dai germani del defunto.

Nel respingere la domanda il Tribunale ha anzitutto ricordato come, secondo l’orientamento della Cassazione, anche il danno da perdita del rapporto parentale debba essere allegato e specificamente provato dal danneggiato (Cass. Civ. n. 16992/15).

Nel caso di specie, invece, gli attori hanno sostanzialmente lamentato apoditticamente la mera mancanza di convivenza, quasi a voler configurare il danno non patrimoniale asseritamente patito come un danno in re ipsa, laddove la configurabilità di un siffatto danno è stata costantemente esclusa dalla Cassazione.

Inoltre, il Tribunale ha affermato come non ci possa essere dubbio sul fatto che nessun legame, e tanto meno alcuna apprezzabile e durevole frequentazione, vi sia mai stato negli ultimi anni di vita del defunto, tra costui e gli attori.

Il Tribunale ha ritenuto da un lato non ragionevole e dall’altro, in ogni caso, non sostenuta da prova, la circostanza che negli ultimi anni di vita il clochard, di nazionalità polacca, potesse realmente farsi carico delle spese occorrenti per gli spostamenti necessari a raggiungere il paese d’origine o la sorella residente in provincia di Firenze, come preteso dagli attori.

Di conseguenza ha ritenuto che sia mancata la prova della conservazione di un legame affettivo, per quanto labile, con il de cuius e, conseguentemente, la prova del danno da perdita del rapporto parentale di cui i prossimi congiunti hanno chiesto il ristoro.

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