Cass. Pen., 13 maggio 2019, n. 20532 (Est. Romano) 

Massima

La circostanza aggravante della pluralità dei fatti di bancarotta attribuiti all’imputato (art. 219, secondo comma, n. 1, r.d. n. 267 del 1942) non richiede alcuna formale contestazione (diversa da quella dei fatti di bancarotta), in quanto l’utilizzazione di tale istituto si risolve esclusivamente nell’applicazione di una disciplina più favorevole di quella che deriverebbe dalle regole generali in tema di determinazione della pena in caso di pluralità di reati.

Ricognizione

Con la sentenza in epigrafe i Supremi giudici affrontano la questione inerente al carattere favorevole della circostanza aggravante prevista dall’art. 219 L. Fall.

Più in particolare, è opportuno evidenziare che già sotto il vigore del codice di rito ormai abrogato la giurisprudenza di legittimità aveva affermato che qualora con il mandato di cattura fossero stati contestati più fatti di bancarotta, doveva tenersi conto anche dell’aumento di cui all’art 219 capoverso n 1 r.d. n. 267 del 1942, malgrado la mancata specifica indicazione di tale articolo di legge, perché la pluralità dei fatti descritti nell’art. 216 legge fallimentare non fa venir meno il carattere unitario del reato e costituisce una circostanza aggravante dell’unico reato previsto dalla norma stessa e perché, ai fini della regolarità della contestazione, l’inesatta o la incompleta indicazione della disposizione di legge non produce incertezza sull’oggetto dell’addebito.

Più di recente la Corte di Cassazione ha ribadito (Sez. 5 n. 13390 del 23/01/2019, Simonetta, non massinnata) che la circostanza aggravante della pluralità dei fatti di bancarotta attribuiti (art. 219, secondo comma, n. 1, r.d. n. 267 del 1942), non richiede alcuna formale contestazione (diversa, s’intende da quella dei fatti di bancarotta), in quanto l’utilizzazione di tale istituto si risolve esclusivamente nell’applicazione di una disciplina più favorevole di quella che deriverebbe dalle regole generali in tema di determinazione della pena in caso di pluralità di reati.

Sul versante processuale, inoltre, così qualificata la circostanza aggravante prevista dal citato art. 219 r.d.l. n. 267/1942, la Corte di legittimità ha evidenziato che non viola il principio di correlazione tra accusa e sentenza – né viola il divieto di reformatio in peius – la decisione con la quale il giudice di appello applichi la circostanza aggravante speciale della bancarotta in riforma della statuizione del giudice di primo grado che abbia, invece, applicato la disciplina della continuazione ex art. 81, secondo comma c.p., in quanto la predetta circostanza è, in realtà, una deroga in favor rei alla disciplina generale del concorso dei reati, del cumulo delle pene e della continuazione, i cui presupposti non si discostano da quelli di cui all’art. 81 c.p., con la conseguenza che l’imputato può ben conoscere sin dall’inizio il significato dell’accusa ed esercitare il relativo diritto di difesa.

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