Cass. Civ., Sez. Un., 2 maggio 2019, n. 11585 (Est. Mercolino)

Massima

Non costituisce eccesso di potere giurisdizionale l’accertamento, da parte del Consiglio di Stato, dell’estensione del vincolo storico.

Ricognizione

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali aveva proposto ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., avverso una sentenza con cui il Consiglio di Stato aveva accertato – verificando la fondatezza delle censure proposte dagli appellanti – che il vincolo riguardava anche un fabbricato non menzionato nel parere della Soprintendenza.

Il ricorso è stato respinto perché l’eccesso di potere giurisdizionale, denunziabile ai sensi dell’art. 111, ottavo comma, Cost. sotto il profilo dello sconfinamento nella sfera del merito, è configurabile, in relazione alle sentenze del Giudice amministrativo, soltanto quando l’indagine da quest’ultimo svolta non sia rimasta nei limiti del riscontro di legittimità del provvedimento impugnato, ma sia risultata strumentale ad una diretta e concreta valutazione dell’opportunità e della convenienza dell’atto, ovvero quando la decisione finale, pur nel rispetto della formula dell’annullamento, esprima l’intento dell’organo giudicante di sostituirsi alla volontà dell’Amministrazione, nel senso che, procedendo ad un sindacato di merito, si estrinsechi in una pronunzia che abbia il contenuto sostanziale e l’esecutorietà propria del provvedimento sostituito, senza salvezza degli ulteriori provvedimenti dell’Autorità amministrativa (cfr. ex plurimis, Cass., Sez. Un., 26/11/2018, n. 30526; 2/02/ 2018, n. 2582; 28/04/2011, n. 9443).

Nel caso di specie, il “Giudice amministrativo ha invece esteso il suo esame all’individuazione degli immobili che costituivano oggetto del vincolo, verificando se quest’ultimo riguardasse anche il fabbricato denominato “Palazzetto C” e le relative decorazioni interne, non menzionati nel parere della Soprintendenza: in proposito, ha richiamato la sentenza emessa sull’istanza di revocazione, con cui, pur avendo accolto l’impugnazione proposta avverso la precedente sentenza parziale, aveva confermato l’accertamento in quest’ultima contenuto, secondo cui il vincolo riguardava l’intero complesso immobiliare, ivi compreso il predetto fabbricato; ad ulteriore conforto di tale accertamento, ritenuto comunque coperto dal giudicato, ha poi aggiunto altri elementi, desunti dall’ubicazione dell’immobile, dalla sua identificazione catastale, dall’epoca di costruzione e da atti di compravendita, in virtù dei quali è giunto alla conclusione che il fabbricato era anch’esso sottoposto a vincolo, al pari degli altri costituenti il complesso immobiliare interessato dall’intervento edilizio. In quanto volta a ricostruire il contenuto del provvedimento impositivo del vincolo, e quindi la situazione giuridica e fattuale degli immobili che costituivano oggetto del permesso di costruire, ai fini dell’accertamento richiesto in ordine alla portata esaustiva del parere reso dalla Soprintendenza, la predetta indagine non può considerarsi estranea all’ambito dei poteri spettanti al Giudice amministrativo, la cui attività d’interpretazione e qualificazione, sia che riguardi la legge, sia che riguardi gli atti amministrativi, non comporta di per sé un’invasione della sfera di attribuzioni riservata alla Pubblica Amministrazione, configurandosi invece come il proprium della funzione giurisdizionale, a meno che non si risolva in un’interpretazione abnorme o in un radicale stravolgimento di norme giuridiche (cfr. Cass., Sez. Un., 18/12/ 2017, n. 30301; 11/07/2018, n. 18240; 31/05/2016, n. 11380).”

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