Cass. Pen., Sez. III, 23 aprile 2019, n. 17370 (Est. Macrì)

Massima

Non può considerarsi irresponsabile, e dunque risponde del reato di atti sessuali con minorenne, l’imputato che, avendo dichiarato di aver comunque saputo che la data di nascita sul documento era falsa, non ha assolto ad uno specifico impegno conoscitivo, giacchè l’incertezza della data di nascita non integra una causa di esclusione della colpevolezza. 

Ricognizione

Con la sentenza in epigrafe i Giudici della Suprema Corte tornano sui limiti di scusabilità dell’error aetatis in relazione al reato di atti sessuali con minorenne di cui all’art. 609 quater c.p.

La sentenza in commento si inserisce nell’ormai consolidato filone interpretativo per cui la condotta di chi versa in errore circa l’età della persona offesa, nel reato di atti sessuali con minorenne, è scusata nei limiti dell’errore o ignoranza inevitabile.

Come è noto, a seguito della nota sentenza della Corte costituzionale, n. 322/2007 che, unitamente alle sentenze della Consulta nn. 364 e 1085 del 1988, ha riletto la specifica ipotesi di responsabilità oggettiva alla luce del principio costituzionale di colpevolezza, il legislatore è puntualmente intervenuto nella materia dei reati sessuali.

Così, nel ratificare la Convenzione di Lanzarote, sulla protezione dei minori dallo sfruttamento e dagli abusi sessuali, è intervenuto sull’art. 609 sexies c.p. statuendo espressamente che è scusata la condotta di chi versi in errore o ignori l’età della persona offesa, perché si tratti di ignoranza inevitabile.

Già precedenti arresti hanno però specificato che, in tema di reati contro la libertà sessuale commessi in danno di persona minore degli anni quattordici, l’ignoranza da parte del soggetto agente dell’età della persona offesa scusa la condotta solo qualora egli, pur avendo diligentemente proceduto ai dovuti accertamenti, sia indotto a ritenere, sulla base di elementi univoci, che il minorenne sia maggiorenne; ne consegue che non sono sufficienti le sole rassicurazioni verbali circa l’età fornite dal minore né elementi quali la presenza nel soggetto di tratti fisici di sviluppo tipici di maggiorenni o rassicurazioni verbali circa l’età, provenienti dal minore o da terzi, nemmeno se contemporaneamente sussistenti.

Conseguentemente, la Cassazione chiarisce che il fatto tipico scusante previsto in relazione all’ignoranza inevitabile circa l’età della persona offesa è invece configurabile solo se emerga che nessun rimprovero, neppure di semplice leggerezza, possa essere rivolto all’agente, per avere egli fatto tutto il possibile al fine di uniformarsi ai suoi doveri di attenzione, di conoscenza, di informazione e di controllo, attenendosi a uno standard di diligenza direttamente proporzionale alla rilevanza dell’interesse per il libero sviluppo psicofisico dei minori.

Per cui l’ignoranza o il dubbio dell’età della persona offesa scriminano solo se diligentemente valutati dall’imputato.

Così, anche in questa occasione, i giudici di legittimità non tradiscono la linea interpretativa tentuta dalla Nomofilachia, peraltro obbligata da una impostazione costituzionale che ha ravvisato la dimensione della colpa nei profili di responsabilità oggettiva.

L’unico spunto che potrebbe aprire ad una riflessione più ampia, nello specifico caso affrontato dalla sentenza in rassegna, è il rapporto tra error aetatis e reati culturalmente orientati essendo il colpevole di nazionalità straniera ed appartenente ad una diversa cultura da ritenersi consolidata e generalmente riconosciuta da una comunità di riferimento. Profilo che, però, la Corte non affronta minimamente.

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