Cass. pen., Sez. IV, 11 aprile 2018, n. 16104 (est. Picardi)

 

Massima:

 

Vanno rimesse alle Sezioni Unite le seguenti questioni di diritto: “Se sia ammissibile la continuazione tra reati puniti con pene eterogenee” e “Se, in ossequio al favor rei, ferma la configurabilità della continuazione tra reati puniti con pene eterogenee, ove il reato più grave sia punito con la pena detentiva e quello satellite esclusivamente con la pena pecuniaria, l’aumento di pena per quest’ultimo debba conservare il genere di pena pecuniaria”.

 

Ricognizione:

Riguardo alla problematica in esame è recentemente riaffiorato il contrasto interpretativo che già aveva diviso la giurisprudenza e richiesto l’intervento delle Sezioni Unite.

Le Sezioni Unite, in un primo momento, avevano ritenuto che, in caso di concorso tra reati in continuazione, puniti dalla legge con pene di specie diversa, non potesse trovare applicazione il trattamento sanzionatorio di cui all’art. 81 cpv. c.p. E ciò in quanto l’unificazione di pene di specie diversa in una sola di unica specie avrebbe comportato la violazione dell’art 1 c.p., perché avrebbe come effetto l’irrogazione per il reato di una sanzione non comminata dalla legge (Cass. pen., Sez. Un., n. 12190/1976).

Successivamente si è consolidato un diverso orientamento secondo cui, una volta ritenuta la continuazione tra più reati, il trattamento sanzionatorio originariamente previsto per i reati satellite non esplica più alcuna efficacia, dovendosi solo aumentare la pena prevista per la violazione più grave, senza che rilevi la qualità della pena prevista per i reati satellite (Cass. pen., Sez. Un., n. 4901/1992). In tale ottica, l’omologazione delle pene di specie o genere diverso sarebbe la conseguenza della perdita di autonomia sanzionatoria dei reati meno gravi in quanto la pena stabilita dalla legge non è solo quella prevista dalla singola norma incriminatrice, ma quella che risulta dal coordinamento sistematico delle disposizioni sul trattamento sanzionatorio.

Tale soluzione, pur confermata dalla giurisprudenza prevalente, è stata di recente messa in discussione da Cass. n. 46695/2016, secondo cui deve escludersi l’applicabilità dello speciale criterio di determinazione della pena, stabilito nei primi due commi dell’art. 81 c.p., nei casi in cui il concorso formale e la continuazione abbiano ad oggetto reati puniti con pene eterogenee o di specie diversa. Secondo tale indirizzo, una soluzione contraria determinando, la conversione delle pene per i reati satellite in pene più gravi per genere o specie, genererebbe una violazione del principio del favor rei, principio che ispira la disciplina del reato continuato (cfr. anche Cass. pen., n. 46963/2017).

La Sezione rimettente, nel portare alla luce il contrasto interpretativo, evidenzia anche che, all’esito dell’emanazione della L. 251/2005, è stata privilegiata, in un’ottica di favor rei, l’autonomia dei reati, avvinti dal nesso della continuazione, ai fini dell’individuazione del dies a quo della prescrizione.

A ciò deve aggiungersi, da un lato, che l’art. 81 c.p. sembra fare riferimento solo ad un aumento quantitativo della pena base, ma non ad una sua trasformazione qualitativa. Dall’altro che l’art. 669 c.p.p. attribuisce minore gravità alla pena pecuniaria rispetto a quella detentiva, giustificando, in un’ottica di favor rei, una trasformazione della pena detentiva in quella pecuniaria ma non il contrario.

Infine, l’art. 533, comma 2, c.p.p., nel dividere, con riferimento al reato continuato, il processo di quantificazione della pena in due fasi, mantenendo distinti i singoli reati, consentirebbe la determinazione della pena in termini di addizione della pena eterogenea più favorevole, senza alcuna necessità di trasformare quella pecuniaria in detentiva.

Peraltro, anche sul piano costituzionale, la pena detentiva è più grave di quella pecuniaria, essendo il livello di tutela accordato alla libertà personale più elevato di quella predisposta a favore dei beni patrimoniali, come risulta dal confronto tra gli artt. 13 e 42 Cost., per cui appare più conforme al sistema costituzionale la soluzione interpretativa, che, pur affermando l’applicabilità dell’art. 81 cod.pen. ai reati puniti con pene di specie o genere diverso, quantifichi la pena finale tenendo conto della disomogeneità del trattamento sanzionatorio del reato satellite.

Si rende necessaria, pertanto, la rimessione della questione alle Sezioni Unite.

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