Cass. Pen., Sez. II, 4 ottobre 2017, n. 45630 (est. Recchione)

 

Massima

È inibita al giudice per le indagini preliminare l’archiviazione giustificata dal riconoscimento della lieve entità del fatto se non via stata una specifica richiesta in tal senso del pubblico ministero.

Ricognizione:

Lo hanno deciso i giudici della II Sezione penale della Corte di Cassazione, che con la sentenza in epigrafe, hanno chiarito che l’iter procedimentale delineato dall’art. 411, comma 1 bis c.p.p. comporta la necessaria previa richiesta da parte del p.m.

Nel caso sottoposto a scrutinio giudiziario, infatti, il Giudice per le indagini preliminari di Verona, all’esito dell’udienza camerate fissata in seguito all’opposizione all’archiviazione, disponeva l’archiviazione del procedimento, riconoscendo la speciale tenuità del fatto, nonostante la causa di non punibilità prevista dall’art. 131 bis c.p. non fosse stata invocata dal pubblico ministero nella richiesta di archiviazione.

Il collegio ha anzitutto ritenuto di dover condividere l’orientamento di quella parte della giurisprudenza di legittimità per il quale se il giudice per le indagini preliminari riconosce la particolare tenuità del fatto in assenza di una richiesta specifica in tal senso del pubblico ministero, il provvedimento è nullo in quanto non rispetta la specifica disposizione contenuta nel comma 1 bis del citato art. 411 c.p.p., in cui si richiede che lo stesso sia preceduto da apposita richiesta in tal senso del pubblico ministero, richiesta che deve essere portata a conoscenza delle parti (sia dell’indagato sia della persona offesa, anche se quest’ultima non ne ha fatto, in precedenza, esplicita richiesta), in modo che, all’udienza in camera di consiglio, il contraddittorio fra le parti si svolga proprio su tale questione.

Non appare discutibile che si tratti di una deroga alla disciplina prevista per l’adozione del provvedimento di archiviazione, in virtù della quale non possono essere oggetto di censura le valutazioni espresse dal giudice a fondamento del decreto di archiviazione, nè il fatto che il giudice decida sulla base di argomenti diversi da quelli devoluti, essendo egli libero di motivare il proprio convincimento anche prescindendo dalle valutazioni dell’organo titolare dell’azione penale.

Tuttavia, la deroga di cui agli artt. 131 bis c.p. e 411, comma 1 bis c.p.p., si giustifica attesa la natura giuridica della particolare tenuità del fatto.

Come più volte ribadito dalla Nomofilachia, si tratta di una particolare causa di non punibilità che presuppone una valutazione positiva in ordine alla responsabilità e dunque, si distingue dai casi “ordinari” di archiviazione per mancanza della condizione di procedibilità o infondatezza della notizia di reato quando il provvedimento di archiviazione non si esprime, neppure implicitamente, sulla responsabilità che, invece è il presupposto del riconoscimento della causa di non punibilità.

Da tali premesse, si comprende come essa non possa essere decisa dal giudice senza un specifica richiesta del pubblico ministero: ammettere tale potere significherebbe consegnare all’organo giudicante la facoltà di riconoscere “direttamente” la responsabilità penale senza alcuna richiesta da parte della Procura, ovvero dell’unico organo cui spetta il potere di invocare il riconoscimento della responsabilità penale, anche quando la stessa sì manifesta nella dimensione “lieve” prevista dall’art. 131 bis c.p.

Riferimenti normativi: art. 131 bis c.p.; art. 411, comma 1 bis c.p.p.

Giurisprudenza conforme: Cass. sez. 5 n. 36857 del 07.07.2016, Rv. 268323

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