Cass. pen., Sez. Un., 27 aprile 2017, n. 20215 (est. Zaza)

 Massima:

È appellabile, il decreto con cui il giudice rigetta la richiesta del pubblico ministero di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca, anche qualora non preceduta da sequestro.

Ricognizione:

Con la sentenza in epigrafe, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione affrontano la questione inerente la facoltà del Pubblico ministero di proporre appello avverso il rigetto della proposta di confisca, ex art. 24, comma 3, D.Lgs. 159/2011, attesa l’assenza di qualsivoglia riferimento a tale potere impugnatorio nella norma contenuta nell’art. 27, D.Lgs 159/2011, inerente proprio al regime delle impugnazioni.

Ed infatti l’appellante, nell’impugnare il rigetto della Sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione del Tribunale di Firenze, premetteva che l’art. 27, commi 1 e 2, d.lgs. n. 159 del 2011, nell’elencare i provvedimenti in materia di misure di prevenzione patrimoniali avverso i quali può essere proposta impugnazione, non include espressamente i provvedimenti, quale quello in esame, con il quale venga rigettata la proposta di applicazione della confisca.

Tuttavia, lo stesso appellante evidenziava che l’art. 10 del decreto non prevede limitazioni all’impugnazione dei provvedimenti in materia di misure di prevenzione personali, ed osservava che in ogni caso la formulazione letterale dell’art. 27 d.lgs. n. 159 del 2011 sarebbe viziata da un svista del legislatore nel coordinamento dei richiami normativi, ravvisando, così, la necessità di integrare i precetti legislativi in parola con un’interpretazione costituzionalmente orientata, nel senso della possibilità per il pubblico ministero di impugnare la decisione allo stesso avversa, altrimenti venendo a realizzarsi un’ingiustificata disparità nei poteri riconosciuti all’accusa ed alla difesa.

Invero, l’art. 27 D.Lgs. n. 159 del 2011, doverosamente interpretato alla luce del principio di tassatività dei mezzi di impugnazione, non consente una lettura estensiva che includa fra i provvedimenti appellabili quello di rigetto della proposta di confisca. Ciò premesso, con ordinanza del 12 ottobre 2016, la Sesta Sezione penale, investita dell’impugnazione, ha rilevato l’esistenza, in tema di appellabilità del provvedimento di rigetto della proposta di applicazione della confisca, di due opposti indirizzi giurisprudenziali.

L’uno, improntato ad una interpretazione strettamente letterale del dato normativo, e segnatamente dell’art. 27, comma 1, D.Lgs. n. 159 del 2011, nel senso dell’inappellabilità del provvedimento in quanto non incluso fra quelli indicati dalla citata disposizione come impugnabili; l’altro, fondato su una visione interpretativa costituzionalmente orientata della norma, nel senso del riconoscimento della possibilità di appellare il provvedimento.

La questione è stata dunque rimessa alle Sezioni Unite affinché venga ricomposto il contrasto ermeneutico. I Supremi giudici sono dunque chiamati a definire la seguente ed articolata questione: “Se il decreto con cui il giudice rigetta la richiesta del pubblico ministero di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca, non preceduta da sequestro, sia impugnabile”.

La Nomofilachia, anzitutto, evidenzia che il provvedimento con il quale venga rigettata la richiesta di confisca è indiscutibilmente assente dall’elencazione dei provvedimenti per i quali sono previste le comunicazioni di cui al primo comma del citato art. 27. Laddove si ritenga che il richiamo del secondo comma a tali provvedimenti esaurisca la previsione di quelli impugnabili, ne deriverebbe che per il rigetto della richiesta di confisca non sia previsto alcun mezzo di impugnazione: non solo l’appello, dunque, ma neppure il ricorso per cassazione.

Sul punto si registrano, come anticipato, due orientamenti contrapposti. Per il primo di essi, nel senso dell’inoppugnabilità del provvedimento, il richiamo del secondo comma dell’art. 27 D.Lgs. n. 159 del 2011, ai provvedimenti specificamente indicati nel primo comma ai fini delle comunicazioni funzionali alle impugnazioni, darebbe luogo ad un ambito chiuso di atti impugnabili, che il principio di tassatività dei mezzi di impugnazione non consentirebbe di ampliare.

L’impugnabilità del provvedimento in esame, anche con il mezzo dell’appello, è invece ammessa dal secondo orientamento, peraltro concordando con il contrario indirizzo sul presupposto che la questione riguardi esclusivamente i casi in cui la richiesta di confisca non sia stata preceduta dal sequestro dei beni.

In questa prospettiva, si pone l’accento, come dato determinante, sull’irrazionalità dell’estromissione del rigetto della richiesta di confisca dal novero dei provvedimenti impugnabili; irrazionalità evidenziata rispetto, in primo luogo, all’ingiustificata differenziazione fra provvedimenti similari in materia di misure di prevenzione patrimoniali, e, in secondo luogo, alla altrettanto ingiustificata diversità nel regime delle impugnazioni che ne deriverebbe, per i provvedimenti reiettivi in tema di misure patrimoniali, a fronte dell’impugnabilità viceversa prevista dall’art. 10 per quelli in materia di misure personali.

Il rimedio interpretativo idoneo a conciliare il rispetto del principio di tassatività delle impugnazioni con la necessità di evitare le irragionevoli conseguenze segnalate, viene individuato in una lettura non strettamente testuale del riferimento dell’art. 27, comma 1, D.Lgs. n. 159 del 2011, nell’elencazione dei provvedimenti da comunicare e quindi impugnabili, alla «revoca del sequestro»; espressione che dovrebbe intendersi quale comprendente anche il diniego della confisca non preceduta da sequestro, per la sostanziale assimilabilità di quest’ultimo caso a quello della revoca del sequestro in considerazione degli effetti che ne derivano in termini di insussistenza del vincolo sui beni (cfr. Sez. 1, n. 43796, del 24/09/2015, Buccellato).

Le Sezioni Unite condividono il secondo orientamento, favorevole all’impugnabilità e, quindi, all’appellabilità del provvedimento reiettivo della richiesta di confisca. Va preliminarmente osservato che la previsione dell’art. 24, comma 3, per la quale «il sequestro e la confisca possono essere adottati, su richiesta dei soggetti di cui all’art. 17, commi 1 e 2, quando ne ricorrono le condizioni, anche dopo l’applicazione di una misura di prevenzione personale», disporrebbe in termini paritari tanto del sequestro quanto della confisca, rispetto alla possibilità dell’adozione di tali provvedimenti in una determinata situazione.

L’assunto sarebbe peraltro coerente con una visione complessiva nella quale la confisca può assumere in concreto il ruolo di primo provvedimento ablatorio dei beni, in alternativa alla via procedurale di un immediato sequestro degli stessi, al fine di garantire la futura apprensione dei beni in pendenza di accertamenti che si rendano necessari per la verifica della sussistenza dei presupposti per la confisca.

A parere della Suprema Corte, quindi, nella elencazione dei provvedimenti impugnabili non sono stati considerati tutti i possibili passaggi del procedimento applicativo delle misure di prevenzione patrimoniali, così come praticabili secondo il sistema elaborato, anche trasfondendovi disposizioni preesistenti, con l’emanazione del decreto legislativo del 2011. In particolare, non si è tenuto conto, a questi fini, della possibilità che la confisca sia richiesta omettendo di sollecitare preventivamente il sequestro dei beni confiscabili.

Del resto, rilevano le Sezioni Unite, tali osservazioni trovano conferma nel contenuto del disegno di legge di modifica del decreto legislativo in esame, approvato dalla Camera di deputati in data 11 novembre 2015, con il quale l’elencazione dei provvedimenti impugnabili di cui all’art. 27, comma 1, è integrata con l’inserimento dei provvedimenti di applicazione o diniego del sequestro e, per l’appunto, di «rigetto della richiesta di confisca anche qualora non sia stato precedentemente disposto il sequestro».

In definitiva, le Sezioni Unite concludono affermando il principio di diritto per il quale “il decreto con cui il giudice rigetta la richiesta del pubblico ministero di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca, anche qualora non preceduta da sequestro, è appellabile”.

Riferimenti normativi: artt. 17, 24, 27, D.Lgs. 159/2011

 Giurisprudenza contraria: Sez. 2, n. 30422 del 07/07/2015, Callea; Sez. 6, n. 26842 del 03/06/2015, Zhang, Rv. 263948; Sez. 6, n. 46478 del 17/10/2013, Fotia, Rv. 257748.

Giurisprudenza conforme: Sez. 5, n. 6083 del 01/10/2015, Lin, Rv. 266603; Sez. 5, n. 494 del 01/10/2014, Grasso, Rv. 262213.

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