di Immacolata Maione, Avvocato

In generale, le misure di sicurezza si applicano alle persone socialmente pericolose che abbiano commesso un fatto preveduto dalla legge come reato o come quasi reato e sia probabile che ne commettano altri in futuro. La loro funzione è quella di tutelare la sicurezza dei consociati, avvalendosi di idonee misure di controllo sul libero agire di persone pericolose.

Come noto, la qualità di persona socialmente pericolosa si desume dalle circostanze utilizzate dal giudice nell’esercizio del suo potere discrezionale, per l’applicazione di una pena e desunta, in particolare, dalla gravità del fatto commesso, nonché dai motivi a delinquere e dal carattere del reo, dagli eventuali precedenti penali e giudiziari commessi, dalla condotta assunta dal reo prima e dopo il fatto commesso e anche dalle personali condizioni di vita individuale, familiare e sociale (art.133 c.p.).

Ai fini dell’applicazione della misura di sicurezza non è, peraltro, necessario che l’autore del fatto, previsto dalla legge come reato, sia condannato dal giudice, potendo la relativa misura di sicurezza essere ordinata anche in ipotesi di proscioglimento del soggetto agente, per assenza di imputabilità, laddove cioè si accerti una incapacità di intendere e di volere ovvero per altra causa di non punibilità. Parimenti, la misura di sicurezza può essere ordinata dal giudice anche con un provvedimento successivo alla rispettiva condanna o al proscioglimento, se si presume che la condotta assunta durante l’esecuzione della pena o di sottrazione alla medesima, o a seguito di sentenza di proscioglimento, sia di pericolo per la sicurezza collettiva.

Al fine di garantire, poi, una tutela completa per l’ordine e la sicurezza pubblica, la legge penale determina, in via eccezionale, anche i casi in cui le persone sono sottoposte a misure di sicurezza, pur non avendo compiuto un fatto previsto dalla legge come reato e purchè, tuttavia, siano ritenute socialmente pericolose.

In sintesi, si pensi all’ipotesi in cui il soggetto crede, erroneamente, di commettere un fatto costituente reato, senza, in realtà, porre in essere alcuna fattispecie incriminatrice, oppure quando si compie un reato inoffensivo, o ancora ci si accorda a commettere un reato senza, poi, realizzarlo o si istighi taluno a commetterlo.

Ebbene, in siffatte ipotesi, che non perfezionano delle fattispecie incriminatrici, il legislatore ritiene opportuna l’applicazione di una misura di sicurezza se, considerate le condizioni personali del soggetto agente, si avverte il pericolo che egli possa in futuro commettere effettivamente dei reati.

Ciò posto, va ricordato che le misure di sicurezza, disciplinate nel titolo VIII del libro I c.p., rubricato “delle misure amministrative di sicurezza”, rispettano il principio di legalità (art.25 Cost. e 199 c.p.), secondo cui nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza che non siano espressamente stabilite dalla legge, valendo, del resto, per esse, il principio del “tempus regit actum”, che stabilisce che le misure di sicurezza sono regolate dalla legge, in vigore al tempo della loro applicazione.

Il che significa che se la legge del tempo in cui deve eseguirsi la misura di sicurezza è diversa da quella in precedenza introdotta, si applica la legge in vigore al tempo della relativa esecuzione, anche se più sfavorevole.

Ne deriva, di conseguenza, che trattandosi di misure amministrative, non aventi una natura giuridica penale, non si osserva il principio della successione delle leggi penali nel tempo, ai sensi dell’art.2 c.p., che stabilisce, viceversa, che se la legge penale del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo.

A tal riguardo, le misure di sicurezza si articolano in personali e patrimoniali. In particolare, le misure di sicurezza personali, incidendo in maniera limitativa sul libero agire del soggetto sottoposto (come il ricovero in una residenza o in un riformatorio, il divieto di soggiorno in uno o più Comuni, la libertà vigilata), sono applicate in modo permanente, nel senso che sono efficaci per tutto il tempo in cui le persone destinatarie delle misure non hanno cessato di essere socialmente pericolose.

In ogni caso, per garantire un livello essenziale di controllo, si rileva che la revoca di una misura di sicurezza personale non può essere revocata, se non è decorso un tempo corrispondente alla durata minima stabilita dalla legge, per ciascuna misura (art.207 co.2 c.p.).

Decorso il sovradescritto periodo minimo di durata, il giudice, poi, riprende in esame le condizioni della persona che vi è sottoposta, per stabilire se essa è ancora socialmente pericolosa e proseguire, eventualmente, con la relativa applicazione della misura di sicurezza, fissando, all’uopo, un nuovo termine per un esame ulteriore.

Ad ogni modo, è fatta salva la possibilità per il giudice, qualora vi sia ragione di ritenere che il pericolo sia cessato, per poter applicare una misura di sicurezza, di procedere, in futuro a nuovi accertamenti, per assicurarsi che il soggetto, in maniera definitiva, non sia più considerato socialmente pericoloso.

Sono, invece, misure di sicurezza patrimoniali, applicate una tantum, la cauzione di buona condotta e la confisca. La cauzione consiste nel deposito di una somma presso la Cassa delle ammende da restituire a chi vi è sottoposto se non commette alcun reato, durante l’esecuzione della misura di sicurezza, ed entro un termine prestabilito, mentre la confisca ha una funzione pertinenziale, in quanto è strettamente connessa alle cose oggetto di reato.

In buona sostanza, con la confisca si ordina la consegna delle cose che servirono o furono destinate a commettere  il reato, e delle cose che ne sono il prodotto o il profitto, per evitare che siano riutilizzate dal soggetto socialmente pericoloso, per commettere nuovi reati (art.240 c.p.).

In senso contrario, le misure di prevenzione sono disciplinate dal legislatore per prevenire la delinquenza di tipo mafioso e di altre gravi forme di manifestazione di pericolosità sociale, prescindendo dalla commissione di un determinato reato. L’azione di prevenzione può, pertanto, essere esercitata anche indipendentemente dall’esercizio dell’azione penale, assumendo una funzione di controllo su condotte che siano di pericolo per la pubblica incolumità, e senza che sia necessaria la commissione di un reato.

Esse, difatti, intervengono anticipatamente su soggetti che si presume siano gravemente pericolosi, essendo stata, la relativa disciplina, ab origine, prevista per coloro che appartengono ad associazioni a delinquere, di stampo mafioso, con ciò intendendosi coloro che si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquistare in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero, ancora, al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri, in occasione di consultazioni elettorali (art.416 bis c.p.).

Le misure di prevenzione, disciplinate attualmente nel d.lgs. n.159 del 2011, si distinguono in personali e patrimoniali. Sulla loro natura giuridica, ci si è chiesti, in dottrina e in giurisprudenza, se trattasi di misure punitive, al pari delle pene o di misure amministrative, analoghe alle misure di sicurezza.

A tal proposito, si è optato per una soluzione giurisprudenziale maggioritaria, che riconosce una natura amministrativa alle misure di prevenzione, in quanto applicate, come vale per le misure di sicurezza, in relazione alla pericolosità sociale del soggetto proposto e differenziandosi da queste ultime poichè, mentre nelle misure di sicurezza, la pericolosità del soggetto è accertata dal giudice, a seguito della commissione di un reato, nelle misure di prevenzione è presunta dall’autorità giudiziaria, sulla base degli elementi di fatto raccolti, al momento della richiesta dell’anzidetta misura.

A conferma di ciò, vale ricordare che le misure di prevenzione personali applicate dal questore (es. avviso orale, foglio di via obbligatorio) si applicano a coloro che debbano ritenersi abitualmente dediti a traffici delittuosi o che, per il tenore di vita assunto, vivono, anche in parte, con i proventi di attività delittuose; mentre quelle personali applicate dall’autorità giudiziaria (es. sorveglianza speciale di pubblica sicurezza) sono destinate a soggetti maggiormente pericolosi, come agli indiziati di appartenere all’associazione di stampo mafioso, nonché a coloro che pongono in essere atti preparatori diretti a sovvertire lo Stato, ovvero a persone che hanno preso parte attiva, in più occasioni, a manifestazioni di violenza.

Lart.18 d.lgs. n.159 del 2011 disciplina, poi, l’ambito applicativo delle misure di prevenzione patrimoniali, stabilendo che le misure di prevenzione personali e patrimoniali possono essere richieste ed applicate disgiuntamente e, per le misure di prevenzione patrimoniali, indipendentemente dalla pericolosità sociale del soggetto proposto.

Ebbene, siffatta disposizione normativa ha fatto sorgere dubbi sulla esatta configurazione della natura giuridica delle misure di prevenzione patrimoniali, in quanto potendo essere applicate anche in via autonoma e a prescindere dalla pericolosità sociale del soggetto proposto, sembrerebbero avere una funzione più punitiva, in funzione generalpreventiva, a tutela della collettività.

Sulla scorta di tale ultimo assunto, si è, dunque, prospettato, per una parte della giurisprudenza, che l’eccessiva e sproporzionata anticipazione della tutela penale nei confronti di un soggetto, non ritenuto socialmente pericoloso, sia possibile, per il tramite dell’applicazione di misure di prevenzione patrimoniali, affinchè si sanzioni il rapporto di vicinanza delle anzidette persone sottoposte ad ambienti delinquenziali.

Da quanto detto si desume, peraltro, che riconoscendosi una natura penale alle misure di prevenzione patrimoniale, ad esse andrà applicato il principio di successione di leggi penali nel tempo, secondo cui, come dianzi richiamato, nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce più reato, mentre se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella più favorevole  al soggetto sottoposto.

A posizioni diametralmente opposte si assesta un più recente orientamento giurisprudenziale, che riconosce una natura amministrativa alle misure di prevenzione patrimoniale, seppure applicate disgiuntamente rispetto alle misure di prevenzione personale e a prescindere dalla pericolosità del soggetto agente.

A fondamento di tale ultimo assunto si afferma, difatti, che le misure di prevenzione patrimoniale assumono una funzione simile a quella ricoperta dalle misure di sicurezza patrimoniali, avendo lo scopo di indebolire o neutralizzare la disponibilità patrimoniale delle persone vicine ad ambienti illeciti, per prevenire che i beni siano utilizzati per agevolare future condotte delittuose, personali o di terzi soggetti socialmente pericolosi, con cui si presume che si intrattengano rapporti. A conferma di ciò, vale menzionare come esempi applicativi delle sovracitate misure di prevenzione patrimoniali, la confisca e l’amministrazione giudiziaria dei beni.

Nel dettaglio, la confisca è disposta dal tribunale su beni di una persona che non riesce a giustificarne la legittima provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulti esserne il titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo, in valore sproporzionato al reddito personale, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito o alla propria attività economica (art.24 D.lgs. n.159 del 2011). La sua funzione è, pertanto, la eliminazione della disponibilità dei beni, che si ha motivo di ritenere che siano il frutto di attività illecite o che ne possano costituire il reimpiego.

Così ragionando, è utile ricordare , altresì, che quando vi sia il concreto pericolo che i beni di cui si prevede debba essere disposta la confisca, vengono dispersi, sottratti o alienati, dalla persona nei cui confronti è avviato un procedimento di prevenzione patrimoniale, su di essi può essere disposto, in via anticipata, il sequestro.

In ogni caso, il legislatore prevede anche che se la persona nei cui confronti è proposta la misura, riesca, comunque, a disperdere, distrarre, occultare o svalutare i beni, al fine di eludere l’esecuzione dei provvedimenti di sequestro o di confisca su di essi, il sequestro e la confisca potranno avere ad oggetto il denaro o altri beni di valore equivalente (art.25 d.lgs. n.159 del 2011). Lungo tale direttrice, va ricordata anche l’amministrazione giudiziaria dei beni personali, che è disposta quando ricorrono sufficienti indizi che la libera disponibilità dei medesimi agevoli la condotta, il comportamento o l’attività socialmente pericolosa del relativo titolare (art.33 d.lgs.n.159 del 2011).

Quando, poi, ricorrono sufficienti elementi per ritenere che il libero esercizio delle attività economiche delle persone nei confronti delle quali è stata proposta o applicata una misura di prevenzione, agevoli l’attività di altre persone ritenute socialmente pericolose, ovvero di persone sottoposte a procedimento penale, il tribunale dispone l’amministrazione giudiziaria dei beni utilizzabili, direttamente o indirettamente, per lo svolgimento delle predette attività (art.34 d.lgs.n.159 del 2011).

In conclusione, riconoscendo anche alle misure di prevenzione patrimoniale una natura amministrativa, ad esse verrà applicato il principio del tempus regit actum, a discapito delle leggi penali nel tempo e all’uopo prevedendosi che se la legge del tempo in cui deve eseguirsi la misura di prevenzione è diversa da quella in precedenza introdotta, si applica la misura di prevenzione in vigore al tempo della relativa esecuzione, anche se più sfavorevole.

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