Cass. Civ., Sez. VI., 17 febbraio 2016, ordinanza n. 3137 (Est. Genovese)

 

Massima

In tema di rilevanza probatoria delle deposizioni di persone che hanno solo una conoscenza indiretta di un fatto controverso, occorre distinguere i testimoni de relato actoris e quelli de relato in genere. I primi depongono sui fatti e circostanze su cui sono stati informati dal soggetto medesimo che ha proposto il giudizio, così che la rilevanza del loro assunto è sostanzialmente nulla, in quanto verte sul fatto della dichiarazione di una parte del giudizio e non sul fatto oggetto dell’accertamento, che costituisce il fondamento storico della pretesa.

Ricognizione:

Con la sentenza in epigrafe, i giudici di legittimità hanno affrontato la questione inerente la rilevanza probatoria della testimonianza de relato e de relato actoris nell’ambito del processo civile di cognizione.

Gli Ermellini, infatti, precisano che in tema di rilevanza probatoria delle deposizioni di persone che hanno una conoscenza indiretta di un fatto controverso, occorre distinguere i testimoni in de relato actoris e quelli de relato in generale: i primi depongono su fatti e circostanze di cui sono stati informati dal soggetto medesimo che ha proposto il giudizio e la loro deposizione non ha alcuna rilevanza; i secondi depongono su circostanze che hanno appreso da soggetti estranei al giudizio e le loro dichiarazioni possono essere poste alla base del convincimento del Giudice.

Come accade anche nell’ambito del processo penale, appare necessario operare una valutazione quanto all’attendibilità del tipo di testimone e della dichiarazione che rende innanzi all’autorità giudiziaria.

Tale valutazione, però, e a differenza di quella svolta nell’ambito del processo penale, che richiede per fare un esempio, la positiva sussistenza tanto della coerenza intrinseca quanto di quella estrinseca delle propalazioni del dichiarante – implicando così una valutazione sostanzialistica del fatto – è connotata, a parere della giurisprudenza di legittimità, da carattere oggettivo.

Non a caso, infatti, la Suprema Corte precisa che nel distinguere tra testimoni de relato e de relato actoris, questi ultimi nulla aggiungono rispetto a quanto affermato dall’attore, in quanto le loro dichiarazioni saranno state comunque contaminate dalle informazioni rese dal soggetto medesimo che ha proposto il giudizio, sicché deve ritenersi che la rilevanza del loro assunto è sostanzialmente nulla.

I testimoni de relato, al contrario, depongono su circostanze che hanno appreso da persone estranee al giudizio, quindi sul fatto della dichiarazione di costoro, e la rilevanza della loro deposizione si presenta, sì attenuata perché indiretta ma, ciononostante, può assumere rilievo ai fini del convincimento del giudice, nel concorso di altri elementi oggettivi e concordanti che ne suffragano la credibilità.

In altri termini, gli arresti giurisprudenziali, anche precedenti alla sentenza in commento, hanno individuato una presunzione assoluta di inattendibilità del testimone de relato actoris.

Su quest’ultimo profilo si innesta la problematica inerente l’onere probatorio in tema di dichiarazioni de relato actoris.

In altre parole, la Corte ha affrontato l’ulteriore profilo inerente l’individuazione del soggetto su cui grava l’onere della prova al fine di dimostrare che la testimonianza resa de relato sia in realtà una testimonianza de relato actoris e dunque nulla.

I giudici di Piazza Cavour, sul punto, sono lapidari affermando che spetterà al soggetto interessato dimostrare, eventualmente, che il testimone de relato sia assimilabile a quello venuto a conoscenza dei fatti direttamente dall’attore, con la conseguenza che basterà ricondurre il testimone alla categoria di quelli de relato actoris per minarne la sua attendibilità.

Gli Ermellini, inoltre, chiariscono che in caso di eventuale contestazione dell’attendibilità mossa nei confronti di un testimone de relato, in quanto assimilato ad un testimone de relato actoris, spetta al solo giudice di merito la valutazione di tale circostanza di fatto, essendo essa preclusa al giudice di legittimità.

Riferimenti normativi: artt. 360, 375 n. 5, 380 bis c.p.c.

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