Cass. Pen., Sez. II, 11 giugno 2015, n. 24785 (est. Rago)

 

Massima:

La confisca per equivalente assolve ad una funzione sostanzialmente ripristinatoria della situazione economica modificata in favore del reo dalla commissione del fatto illecito, mediante l’imposizione di un sacrificio patrimoniale di corrispondente valore a carico del responsabile.

 

Ricognizione:

La Corte di cassazione ribadisce che costituisce consolidato principio di diritto la qualificazione della confisca per equivalente quale misura che si connota per il carattere afflittivo e la consequenzialità con l’illecito proprie della sanzione penale, esulando dalla stessa qualsiasi funzione di prevenzione, che costituisce, invece, la principale finalità delle misure di sicurezza. In tale ottica, detta tipologia di confisca assolve ad una funzione sostanzialmente ripristinatoria della situazione economica modificata in favore del reo dalla commissione del fatto illecito (Cass. Pen., n. 11288/2010).

Pertanto, operando il principio dell’irretroattività della legge penale, l’istituto non è applicabile retroattivamente, né, tantomeno, in virtù dell’art. 27 della Costituzione, nei confronti di un soggetto diverso dall’autore del reato.

Tuttavia, sotto altro versante deve precisarsi che la data di acquisto dei beni oggetto del provvedimento ablativo è del tutto irrilevante ai fini della suddetta problematica, sia perché trattasi di elemento non contemplato dalla norma, sia perché il principio di irretroattività in materia penale attiene al momento della condotta e non invece al tempo ed alle modalità di acquisizione dei beni destinatari in concreto della sanzione.

Inoltre, l’art. 322ter c.p. non impone al giudice, quando dispone la confisca, di individuare i beni ad essa assoggettati, qualora determini le somme di denaro che costituiscono il profitto o il prezzo del reato o il valore corrispondente ad essi: il dettato normativo pone infatti un’alternativa (determina le somme di denaro o individua i beni) che discende logicamente dalla fungibilità del denaro stesso.

Dunque, il decreto di sequestro preventivo per equivalente del profitto del reato presupposto non deve contenere l’indicazione specifica dei beni che devono essere sottoposti al vincolo, potendo procedere alla loro individuazione anche la polizia giudiziaria in sede di esecuzione del provvedimento, ma deve indicare la somma sino a concorrenza della quale il sequestro deve essere eseguito (Cass. Pen., n. 10567/2013).

Riferimenti normativi: artt. 25, 27 Cost.; artt. 200, 240, 322ter c.p.; art. 321 c.p.p.

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