Cass. Pen., Sez. III, 19 gennaio 2015, n. 2334

 

Massima:

Ai fini dell’opponibilità del diritto di garanzia sul bene oggetto del provvedimento di confisca, la verifica della buona fede del terzo creditore va operata, di regola, con riguardo al momento in cui il contratto di garanzia (nella specie mutuo ipotecario) è stato stipulato e, in caso di successione nell’originario rapporto giuridico, l’accertamento giudiziale deve investire anche le circostanze in cui tale successione si è realizzata.

 

Ricognizione:

In base all’art. 52 del D.Lgs. n. 159/2011, la confisca di prevenzione non può pregiudicare i diritti reali di garanzia facenti capo ai terzi e costituiti in epoca anteriore al sequestro ove sussistano una serie di condizioni.

Deve risultare che il credito non sia stato strumentale all’attività illecita e che non ne rappresenti il frutto o il reimpiego, sebbene in tale ipotesi il creditore possa comunque provare di avere ignorato il nesso di strumentalità. Ed è la stessa legge a fornire i criteri in base ai quali valutare la buona fede del creditore, precisando che il giudice deve tenere conto della condizione delle parti, dei rapporti patrimoniali e personali tra le stesse e del tipo di attività svolta dal creditore, anche con riferimento al ramo di attività ed alla sussistenza di particolari obblighi di diligenza, nonché, in caso di enti, della dimensione degli stessi.

Pertanto, la buona fede del terzo va riconosciuta non solo nei casi in cui risulti la sua estraneità a qualsiasi collusione o compartecipazione all’attività criminosa, ma anche laddove emerga una credibile inconsapevolezza delle attività svolte dal prevenuto. È evidente come il legislatore abbia inteso richiamare i concetti civilistici della tutela dell’affidamento, sicché deve ritenersi che la buona fede del terzo possa derivare da errore scusabile, come tale immune da colpa. In altri termini, il convincimento del terzo sulla situazione apparente deve essere incolpevole e tale indagine deve compiersi caso per caso con riferimento alla ragionevolezza dell’affidamento, che non potrà essere invocato da chi versi in situazione di negligenza, ad esempio per avere notevolmente trascurato gli obblighi derivanti dalla stessa legge (ad es. artt. 1175, 1176, 1189, 1337, 1341 c.c.), ovvero per non aver osservato comuni norme di prudenza attraverso cui accertare la realtà delle cose, anziché basarsi sull’apparenza dei fatti.

Giurisprudenza conforme: in parte Cass. Pen., n. 15328/2009.

Riferimenti normativi: art. 52 del D.Lgs. n. 159/2011; artt. 1175, 1176, 1189, 1341, 1366, 1375, 1393, 1396, 1429 c.c.

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