Nell’ attuale quadro giurisprudenziale, la responsabilità del gestore del parcheggio si configura quale particolare forma di responsabilità “ex recepto”.

Con tale ultima espressione si suole fare riferimento alla responsabilità connessa all’ assunzione della custodia di un bene, le cui origini risultano derivanti dalla tradizione romanistica.

Il contratto di parcheggio può essere definito come il contratto atipico avente ad oggetto una prestazione complessa, consistente appunto nel servizio di parcheggio, i cui contenuti non sono univocamente individuati in dottrina e giurisprudenza; difatti, è risultato negli anni particolarmente prolifico il dibattito relativo alla natura giuridica del contratto in esame.

Al riguardo, si registra la sussistenza di un primo indirizzo teorico che reputa tale contratto assimilabile a quello di deposito, ritenendo applicabile la relativa disciplina (artt. 1766 ss. c. c.); ne consegue che, a seguito della stipulazione dello stesso graverà sul gestore l’ obbligo di custodia e riconsegna dell’ autovettura parcheggiata, obbligo la cui attuazione andrà effettuata con la diligenza del “bonus pater familias”, al fine di non incorrere in addebiti di responsabilità; tale disciplina risulterà applicabile anche qualora il gestore sia un soggetto pubblico.

In definitiva, l’ adesione all’ orientamento di cui sopra comporta che il gestore, per andare esente da responsabilità contrattuale per i danni occorsi al veicolo, dovrà dimostrare di aver agito in maniera diligente, a meno che la verificazione dell’ evento lesivo non sia derivata da caso fortuito o causa di forza maggiore.

La bontà di tale ricostruzione è stata sostenuta dalla Cassazione con sentenza n. 1957/2009, con la quale si è puntualizzato che per la genesi dell’ obbligo di custodia non è necessario l’ affidamento del veicolo ad una persona fisica, poiché il perfezionamento del contratto può avvenire anche attraverso l’ utilizzo di dispositivi automatici, particolarmente diffuso nella prassi; inoltre, si è affermato che la responsabilità del gestore in caso di furto del veicolo non può essere esclusa dall’ apposizione, all’ ingresso del parcheggio, di un avviso con il quale il gestore rappresenti di non rispondere del furto dell’ auto, in quanto essa rappresenta una clausola vessatoria di esclusione della responsabilità, inefficace se non approvata specificamente per iscritto.

Vale nondimeno ribadire la sussistenza di un altro orientamento teorico, a guisa del quale, analogamente a quanto avviene per il contratto di ormeggio, il contratto di parcheggio va considerato quale contratto misto a quello di locazione o comodato, a seconda che risulti a titolo oneroso o gratuito; e ciò, in quanto è da ritenersi implicito nello stesso il solo affitto del suolo sul quale parcheggiare la vettura e non anche la prestazione di custodia, con conseguente irresponsabilità del gestore del parcheggio in caso di furto. Anche tale orientamento ha ricevuto l’ avallo della Suprema Corte, all’ interno della sentenza n. 25598/2004.

La giurisprudenza più recente, reputando scarsamente appagante la rigida adesione all’ uno o all’ altro orientamento, ha ammesso l’ astratta configurabilità, tanto della fattispecie del parcheggio custodito, quanto di quella del parcheggio incustodito. Secondo tale ricostruzione ermeneutica, sussisterebbe la prima fattispecie laddove l’ unica o prevalente finalità perseguita dalle parti consista nell’ affidamento del veicolo; sussisterebbe, invece, la seconda delle summenzionate ipotesi qualora l’ interesse delle parti sia costituito dal mero godimento dell’ area di sosta.

Ne consegue, logicamente, che soltanto nella prima ipotesi il gestore risulterà responsabile per l’ eventuale furto del veicolo, facendosi applicazione delle norme sul deposito.

La scelta relativa alla stipulazione dell’ una o dell’ altra tipologia di contratto di parcheggio è rimessa di volta in volta alla volontà delle parti, la cui ricostruzione risulta spettante all’ interprete.

Tale ricostruzione verrà effettuata dall’ organo giudicante valorizzando, in primo luogo, le finalità concrete avute di mira dall’ utente della strada, che possono consistere nel solo utilizzo dell’ area di parcheggio (spesso situata in prossimità di luoghi di particolare interesse o di interscambio con altri mezzi di trasporto di fruizione collettiva), o anche nella conservazione e restituzione del veicolo nello stesso stato in cui è stato consegnato.

Quale ulteriore elemento significativo, è possibile fare riferimento al corrispettivo da pagare per il parcheggio: invero, un corrispettivo parametrato alla sola durata della sosta potrebbe risultare indicativo del mero interesse pubblico a parcheggiare; al contrario, un corrispettivo maggiorato in considerazione del valore e della cilindrata del veicolo potrebbe dimostrare la sussistenza di un contratto di parcheggio con obbligo di custodia, risultando espressivo dell’ assunzione del rischio operata dal gestore.

Infine, risulta di rilievo non minore la valorizzazione delle modalità con le quali le parti hanno manifestato la volontà di concludere il contratto di parcheggio; in tale ottica interpretativa, parte della giurisprudenza ha evidenziato che la presa in consegna delle chiavi dell’ autovettura, ad opera del gestore del parcheggio, ne paleserebbe la volontà di garantirne la custodia, in conformità a quanto generalmente sostenuto in tema di trasferimento della detenzione qualificata di una cosa mobile.

Ciò premesso in ordine all’ inquadramento generale della natura giuridica del contratto di parcheggio, occorre fare menzione delle importanti precisazioni teoriche operate dalle Sezioni Unite della Cassazione nel 2011, relativamente alle zone destinate a parcheggio ai sensi dell’ art. 7, comma 1, lett. f, D. lgs. 285/1992.

Giova preliminarmente rilevare che i Giudici di Piazza Cavour, in tale importante arresto, hanno manifestato adesione all’ ultimo degli orientamenti teorici surriferiti, ammettendo la configurabilità tanto del contratto di parcheggio custodito, quanto di quello privo di obblighi di custodia.

Con particolare riferimento alla suddetta disposizione legislativa, è opportuno osservare che essa consente ai comuni, con ordinanza del sindaco e previa deliberazione della giunta, la creazione di “aree destinate a parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma da riscuotere mediante dispositivi di controllo della durata della sosta,…, fissando le relative condizioni e tariffe in conformità alle direttive del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.”

Ciò premesso, le Sezioni Unite hanno precisato che l’ istituzione ad opera dei Comuni di aree di questo tipo non comporta l’ assunzione, da parte del gestore, dell’ obbligo di custodire i veicoli su di esse parcheggiati se l’ avviso “parcheggio incustodito” è esposto in maniera adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto, in conformità alla disciplina contenuta negli artt. 1326 e 1327 c. c..

 Difatti, nelle zone urbane ad elevata densità abitativa, l’ istituzione ad opera del Comune di queste aree, deve considerarsi finalizzata al decongestionamento della rete stradale, incentivando il conducente a parcheggiare all’ interno delle stesse la propria vettura, attraverso l’ applicazione di tariffe contenute. Ne deriva la presunzione che il conducente, in siffatte ipotesi, concluda il contratto di parcheggio nell’ interesse di assicurarsi soltanto uno spazio di stazionamento per il veicolo, al fine di accedere liberamente alle zone limitrofe o di intraprendere l’ utilizzo di ulteriori mezzi di trasporto.

D’ altra parte, l’ esclusione dell’ attività custodiale non deve essere contenuta in una clausola specificamente sottoscritta ai sensi dell’ art. 1341, comma 3, c. c., in quanto è oggetto di proposta negoziale, manifestata tramite apposite segnalazioni apposte all’ ingresso del parcheggio, non potendosi presumere nessuna vessatorietà di essa, poiché le modalità del servizio non sono determinate successivamente alla conclusione del contratto stesso, né attengono ad i suoi effetti o garanzie legali.

Né, tantomeno, può ritenersi che l’ obbligo di custodia del veicolo tragga origine dalle concrete modalità di organizzazione della sosta (quali ad esempio l’ adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso o di uscita, di particolari dispositivi di controllo e di pagamento, ecc…); difatti, la predisposizione di tali meccanismi ed accorgimenti risulta mera espressione delle modalità organizzative adottate dal gestore per l’ erogazione del servizio, volte a delimitare l’ area ad esso destinata per escluderla dalla viabilità e ad impedire la gratuita utilizzazione della stessa, consentendo contestualmente la riscossione del corrispettivo della sosta in misura proporzionale alla sua durata. Peraltro, l’ utilizzo di macchinari automatizzati per il pagamento si configura quale mezzo correntemente utilizzato per lo scambio delle prestazioni negli affari di massa a conclusione rapida e semplice (mass market transactions).

Alla stregua delle suesposte considerazioni, può conclusivamente affermarsi che il gestore, concessionario del Comune, di un parcheggio senza custodia non è responsabile del furto del veicolo in sosta nell’ area all’ uopo predisposta.

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