Cass. Civ., Sez. Un., 27 dicembre 2018, n. 33539 (est. Greco)

 

Massima:

 

La giurisdizione per le domande risarcitorie e rispristinatorie relative alle aree estranee al decreto di acquisizione sanante ex art. 42 bis d.p.r. n. 327/01 spetta al giudice amministrativo, quando la pubblica amministrazione abbia esercitato, almeno mediatamente, il potere che la legge le attribuisce per la cura dell’interesse pubblico. Mentre, spetta al G.O. la giurisdizione sulle domande risarcitorie ed indennitarie relative alle aree oggetto del decreto ex art.42 bis d.P.R. 327/2001, ed in particolare, alla Corte d’appello in unico grado, non ostandovi la preclusione ex art.38 cod.proc.civ.

 

Ricognizione:

La Suprema Corte ribadisce che rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, istituita dalla L. n. 205 del 2000, art. 7 e ribadita dal D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 133, lett. g), le occupazioni illegittime preordinate all’espropriazione attuate in presenza di un concreto esercizio del potere, riconoscibile per tale in base al procedimento svolto ed alle forme adottate, in consonanza con le norme che lo regolano e tutte quelle in cui l’esercizio del potere si è manifestato con l’adozione della dichiarazione di p.u., pur se poi l’ingerenza nella proprietà privata e/o la sua utilizzazione nonchè la sua irreversibile trasformazione sono avvenute senza alcun titolo che le consentiva, ovvero malgrado detto titolo sia stato annullato dalla stessa autorità amministrativa che lo aveva emesso oppure dal giudice amministrativo.

Appartiene invece alla giurisdizione ordinaria la cognizione dei “comportamenti” posti in essere in carenza di potere, ovvero “in via di mero fatto”, non riconducibili, nemmeno mediatamente, all’esercizio di un pubblico potere. E ciò in applicazione del principio, espresso da Corte cost. n. 191/2006, in base al quale l’attribuzione alla giurisdizione del giudice amministrativo della tutela risarcitoria si fonda sull’esigenza, coerente con i principi costituzionali di cui agli artt. 24 e 111 Cost., di concentrare davanti ad un unico giudice l’intera tutela del cittadino avverso le modalità di esercizio della funzione pubblica, ma non si giustifica quando la pubblica amministrazione non abbia in concreto esercitato, nemmeno mediatamente, il potere che la legge le attribuisce per la cura dell’interesse pubblico.

In particolare, nell’ipotesi del c.d. sconfinamento, che ricorre allorché l’opera di pubblica utilità sia stata realizzata in un terreno diverso o più esteso rispetto a quello considerato dai presupposti provvedimenti amministrativi di approvazione del progetto, la dichiarazione di pubblica utilità pur emessa, è riferibile ad aree diverse da quelle di fatto trasformate, e la occupazione e/o trasformazione del terreno non può che ritenersi di mero fatto o in carenza assoluta di poteri autoritativi della P.A., configurando un comportamento illecito (comune) a carattere permanente, lesivo del diritto soggettivo (c.d. occupazione usurpativa) e non diverso da quello di un privato che leda diritti dei terzi. Al quale conseguentemente l’interessato può reagire davanti al giudice ordinario, sia invocando la tutela restitutoria sia, attraverso un’abdicazione implicita al diritto dominicale.

Ciò posto, le domande risarcitorie ed indennitarie conseguenti all’esercizio del potere di acquisizione sanante di cui all’art. 42bis T.U. edilizia spettano alla giurisdizione del Giudice ordinario, dovendosi interpretare in via estensiva il D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 29.

Nel contempo, deve ritenersi la giurisdizione del G.A. per le domande risarcitorie e rispristinatorie relative alle aree estranee al decreto di acquisizione sanante, atteso il rapporto mediato con l’esercizio del pubblico potere, stante la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera.

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