Cass. pen., Sez. Un., 24 settembre 2018, n. 40983 (est. Lapalorcia)

 

Massima:

 

  1. La continuazione, quale istituto di carattere generale, è applicabile in ogni caso in cui più reati siano stati commessi in esecuzione del medesimo disegno criminoso, anche quando si tratti di reati appartenenti a diverse categorie e puniti con pene eterogenee.

    2. Nei casi di reati puniti con pene eterogenee (detentive e pecuniarie) posti in continuazione, l’aumento di pena per il reato satellite va comunque effettuato secondo il criterio della pena unitaria progressiva per moltiplicazione, rispettando tuttavia, per il principio di legalità della pena e del favor rei, il genere della pena previsto per il reato satellite, nel senso che l’aumento della pena detentiva del reato più grave andrà ragguagliato a pena pecuniaria ai sensi dell’art. 135 cod. pen.

 

Ricognizione:

È rimessa alle Sezioni Unite la seguente questione di diritto: “se sia configurabile la continuazione tra reati puniti con pene eterogenee; se, nel caso in cui il reato più grave sia punito con la pena detentiva e quello satellite esclusivamente con la pena pecuniaria, l’aumento di pena per quest’ultimo debba conservare il genere di pena per esso prevista”.

La Suprema Corte osserva che l’attuale formulazione della norma prevede l’operatività della continuazione in riferimento a più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge, senza alcuna distinzione per categorie di reati (delitti o contravvenzioni) e senza alcun riferimento al genere (detentive o pecuniarie) e alla specie (reclusione, arresto; multa, ammenda) delle pene da esse previste.

La giurisprudenza costituzionale e di legittimità si è tradizionalmente espressa in senso positivo circa l’applicabilità della detta norma in ipotesi di continuazione tra reati per i quali sono previste pene eterogenee, non solo in base al chiaro dettato normativo, ma anche evidenziando che pena legale non è solo quella prevista dalla singola norma incriminatrice, ma anche quella che risulta dall’applicazione delle varie disposizioni che incidono sul trattamento sanzionatorio; con la conseguenza che la pena unica progressiva, applicata come cumulo giuridico ex art. 81 c.p., è anch’essa pena legale, perché prevista dalla legge, non sussistendo più alcuna ragione per negare l’applicabilità del cumulo giuridico delle pene quando la continuazione si verifichi fra reati puniti con pene di specie diversa (Corte cost., n. 312/1988; Cass. pen., n. 5680/1981). Secondo tale impostazione, quindi, le pene di specie diversa previste per i reati satellite si tramutano in singoli aumenti della pena base (più di recente, Cass. pen., Sez. Un., n. 25939/2013).

Ciò nondimeno, si era affacciato nella giurisprudenza di legittimità un orientamento in base al quale, in tale ipotesi, non è consentita l’unificazione di pene appartenenti a generi diversi (ad es. reclusione e multa), piuttosto dovendosi realizzare l’addizione delle stesse, garantendosi il rispetto del limite del triplo attraverso il sistema del ragguaglio di cui all’art. 135 c.p. (Cass. pen., n. 1953/1996).

Ciò posto quanto al contrasto giurisprudenziale esistente, le Sezioni Unite si pronunciano positivamente, in primo luogo, circa la possibilità astratta di configurare una continuazione tra reati puniti con pene eterogenee, posto che una diversa soluzione non trova cittadinanza nel testo dell’art. 81 c.p.

Piuttosto, in siffatte ipotesi, il problema che si pone è quello di contemperare il riconoscimento della continuazione con il rispetto del principio di legalità nella determinazione della pena.

A tale scopo, la massima assise di giustizia penale ritiene di dover superare l’orientamento tradizionale.

Del resto, l’art. 81 c.p. non contempla la necessarietà dell’omologazione della pena prevista per il reato satellite con la pena prevista per il reato più grave. Ed inoltre, l’applicazione della soluzione tradizionale può condurre ad una violazione del limite per cui l’aumento applicato non deve determinare l’applicazione di una pena superiore a quella che discenderebbe dall’applicazione del regime del cumulo materiale; e ciò in quanto il cumulo giuridico comprenderebbe una frazione di pena detentiva estranea al cumulo materiale, con conseguente illegalità della pena stessa. Senza contare il divieto di cumulo tra pene detentive e pene pecuniarie dettato dall’art. 76, ultimo comma, c.p.

In secondo luogo l’aumento della pena detentiva a fronte di una pena solo pecuniaria prevista per il reato satellite, colliderebbe con il principio della proporzionalità della pena che, proprio attraverso la natura della sanzione prevista, fotografa la maggiore o minore gravità del reato.

Va quindi valorizzata la visione ‘multifocale’ (ora unitaria, ora pluralistica) del reato continuato che, secondo Sez. Un., n. 22471/2015 richiede l’individuazione delle pene per i singoli reati satellite ed è essenziale ai fini della “misura” degli aumenti da apportare alla pena-base.

In definitiva, perché la pena sia legale, occorre rispettare il genere della pena pecuniaria previsto per il reato satellite. Ed il criterio più efficace per raggiungere questo obiettivo appare quello della moltiplicazione, maggiormente in linea con la struttura unitaria, quoad poenam, del reato continuato. In base a tale metodo, l’aumento dovrà effettuarsi in due fasi: dapprima sub specie di pena detentiva sulla pena detentiva del reato base, e, in seconda battuta, mediante ragguaglio a pena pecuniaria, ex art. 135 c.p., di tale aumento.

© 2017 Spia al Diritto Designed by AD Web Designer

logo-footer