Cass. pen., Sez. II, 28 agosto 2018, n. 39075 (est. De Santis)

 

Massima:

 

La diversità di disciplina che caratterizza l’aberratio delicti plurilesiva e la deviazione individuale del piano concordato, disciplinato dall’art. 116, nell’ambito del concorso di persone, si spiega considerando che nell’ipotesi di concorso, contrariamente a quanto avviene nella realizzazione monosoggettiva, il concorrente, che affida ad altri (o anche ad altri) il dominio dell’accadimento, necessariamente si rappresenta, in relazione anche alla natura del reato concordato, che taluno dei partecipi possa andare oltre i limiti dell’accordo o che prenda di sua iniziativa delle decisioni autonome per superare le difficoltà, che possono insorgere durante l’esecuzione dell’impresa criminosa.

 

Ricognizione:

Secondo la previsione di cui all’art. 83 c.p., l’evento non voluto addebitabile all’agente a titolo di colpa, frutto di errore nell’uso dei mezzi di esecuzione del reato o di altra causa, è tale soltanto quando sia assolutamente diverso e, cioè, di altra natura rispetto a quello voluto. Trattasi di norma da riferire, dunque, all’esecuzione monosoggettiva di un reato in cui il determinismo causale aberrante sia stato cagionato da errore nell’uso dei mezzi di esecuzione del reato stesso o da qualsiasi altra causa e in relazione al quale il condizionamento materiale comunque esistente tra l’azione o l’omissione e l’evento diverso giustifica l’addebitabilità a titolo di colpa.

Al contrario, ove tale evento costituisca una progressione naturale e prevedibile di quello voluto, anche il secondo evento va addebitato all’agente a titolo di dolo, sia pure alternativo od eventuale. In tal caso, si applica l’art. 116 c.p., che costituisce norma speciale rispetto a quella generale dell’art. 83 c.p.

Tuttavia, la Suprema Corte non precisa in cosa consista tale carattere di specialità. Piuttosto, evidenzia che le due norme, fotografano una diversità di elemento soggettivo: nell’ipotesi di cui all’art. 83 c.p. si fa riferimento ad un dolo misto a colpa; quanto all’ipotesi di cui all’art. 116 c.p. la Corte sembra fare riferimento ad un dolo misto a prevedibilità in astratto dell’evento ulteriore che, tuttavia, comporta l’addebitabilità anche di quest’ultimo a titolo doloso.

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