Cass. pen., Sez. II, 25 luglio 2018, n. 35433 (est. Verga)

 

Massima:

 

Sono esclusi dalla punibilità ex art. 648 ter coloro che abbiano già commesso il delitto di riciclaggio (o di ricettazione) e che, successivamente, con determinazione autonoma (al di fuori, cioè, della iniziale ricezione o sostituzione del denaro) abbiano poi impiegato ciò che era frutto già di delitti a loro addebitato; sono, invece, punibili coloro che, con unicità di determinazione teleologia originaria, hanno sostituito (o ricevuto) denaro per impiegarlo in attività economiche o finanziarie. Nel primo caso i soggetti rispondono di riciclaggio con esclusione del 648 ter, nel secondo soltanto di quest’ultimo, risultando in esso “assorbita” la precedente attività di sostituzione o di ricezione.

 

Ricognizione:

La Suprema Corte si interroga circa i rapporti intercorrenti tra i reati di ricettazione e riciclaggio e la fattispecie residuale di cui all’art. 648 ter c.p., evidenziando preliminarmente che tale norma contiene una clausola di sussidiarietà, che prevede la non applicabilità della stessa nei casi di concorso nel reato presupposto e nelle ipotesi in cui risultano realizzate proprio le fattispecie di ricettazione o di riciclaggio.

Non vi è dubbio che la clausola di sussidiarietà finisce per privare la fattispecie, in buona parte, di significato pratico, riducendone lo spazio applicativo. Ed, invero, sembra alquanto difficile impiegare denaro di provenienza illecita senza ricettarlo, poiché in questi casi il reimpiego si atteggia come post factum non rilevante.

Secondo il Collegio, la soluzione ermeneutica idonea a risolvere la questione interpretativa è quella già adottata dalla Suprema Corte (Cass. pen., n. 30429/2016), che si fonda sulla distinzione tra unicità o pluralità di comportamenti e determinazioni volitive. Tale soluzione esclude dall’area operativa dell’art. 648 ter c.p. coloro i quali abbiano già commesso il delitto di riciclaggio (o di ricettazione) e che, successivamente, con determinazione autonoma, abbiamo reimpiegato il frutto dei delitti commessi; sono, invece, punibili coloro che, con unicità di determinazione teleologia originaria, hanno sostituito (o ricevuto) denaro per impiegarlo in attività economiche o finanziarie.

Il discrimine passa, dunque, attraverso il criterio della pluralità ovvero della unicità di azioni (e delle determinazioni volitive ad esse sottese). Nel primo caso il soggetto risponde di riciclaggio con esclusione del 648 ter, nel secondo soltanto di quest’ultimo, risultando in esso “assorbita” la precedente attività di sostituzione o di ricezione.

Infatti, la ratio dell’art. 648 ter c.p. è quella di evitare l’inquinamento delle operazioni economico-finanziarie ed il conseguente turbamento del mercato, stroncando l’utilizzazione del denaro proveniente da reato, anche nell’ipotesi che non siano state compiute operazioni volte a mascherare l’origine delittuosa dei capitali (riciclaggio). In sostanza la disposizione in esame si preoccupa di colpire tutte quelle operazioni insidiose in cui il denaro di provenienza illecita, immesso nel circuito lecito degli scambi commerciali, tende a far perdere le proprie tracce, camuffandosi nel tessuto economico-imprenditoriale.

Solo tenendo presente tale criterio che attiene all’elemento della condotta del reato, può condividersi il principio enunciato, con riguardo all’elemento psicologico, da questa Corte regolatrice secondo cui le tre fattispecie di cui agli artt. 648, 648 bis e 648 ter c.p. sarebbero accomunate dalla provenienza dei beni da delitto, e si distinguerebbero invece sotto il profilo soggettivo per il fatto che la ricettazione richiede solo il dolo di profitto, mentre la seconda e la terza richiedono la specifica finalità di far perdere le tracce dell’origine illecita, con l’ulteriore peculiarità, quanto alla terza, che detta finalità dev’essere perseguita mediante l’impiego delle risorse in attività economiche o finanziarie. Ma ciò con l’ulteriore precisazione che l’assenza dell’idoneità dissimulatoria dell’azione criminosa non esclude l’inquadramento nella fattispecie prevista dall’art. 648 ter della condotta di reimpiego, essendo, a tal fine, sufficiente la idoneità dell’azione all’inquinamento del mercato attraverso la consapevole immissione nel circuito economico di beni di provenienza illecita.

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