Tar Sardegna, Cagliari, Sez. I, 5 giugno 2018, n. 548 (est. Manca)

 

Massima:

 

Le ordinanze contingibili ed urgenti non possono essere impiegate per far fronte a esigenze di tutela di beni pubblici per le quali l’ordinamento predispone e disciplina strumenti di diversa natura

 

Ricognizione:

Le ordinanze contingibili ed urgente emanabili dal Sindaco rinvengono la loro base normativa nell’art. 54, commi 4 e 4bis, del T.U.E.L.

Il tenore letterale delle disposizioni compone attualmente una norma che, nell’attribuire al Sindaco il potere di emanare ordinanze contingibili e urgenti, delimita in termini precisi e tassativi gli scopi che possono essere perseguiti attraverso lo strumento in questione, indicati dal legislatore esclusivamente nell’esigenza di “tutelare l’integrità fisica della popolazione”, quale specificazione del bene dell’incolumità pubblica, ovvero al fine di “prevenire e contrastare l’insorgere di fenomeni criminosi o di illegalità” che mettano in grave pericolo la sicurezza urbana.

La natura tassativa delle indicazioni contenute nell’art. 54 cit., che discende dai vincoli costituzionali di cui agli articoli 23 e 97 della Cost., si riflette sul piano interpretativo nel senso che non possono essere ravvisate ulteriori finalità al di fuori di quelle previste dalla norma, pena l’incostituzionalità della disciplina stessa.

Pertanto, tali atti contingibili e urgenti non possono essere impiegati per far fronte a esigenze di tutela di beni pubblici per le quali l’ordinamento predispone e disciplina strumenti di diversa natura. Al contrario, possono essere adottate dal Sindaco solamente quando sia impossibile utilizzare i rimedi di carattere ordinario apprestati dall’ordinamento giuridico.

Difatti, la giurisprudenza è pressoché univoca nell’accordare importanza decisiva all’istruttoria “preliminare” all’adozione delle suddette ordinanze, funzionale alla eventuale emersione dei presupposti applicativi delle stesse.

In tale ordine di idee, il riferimento generico, effettuato nel caso di specie, alla circostanza che la «recinzione rappresenta una situazione, di pregiudizio per l’ordine e la sicurezza pubblica nonché intralcio alla viabilità pubblica, in quanto fa venir meno la fruibilità dell’area per gli usi pubblici sopra richiamati» e all’urgenza di provvedere tempestivamente «in ragione della presenza, allo stato attuale, nella località e nel litorale di Orrì, di un rilevante carico antropico dovuto al fatto che si è in piena stagione balneare, al fine di tutelare l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana, eliminando ogni impedimento al libero transito delle persone e mezzi, compresi quelli di soccorso, da e verso il mare», è del tutto insufficiente, non solo perché non è sostenuto da una istruttoria adeguata, ma soprattutto perché non costituisce (se non in termini molto vaghi e generici) una motivazione riconducibile a una delle finalità tassativamente indicate dalla legge.

Infatti, lo strumento dell’ordinanza contingibile ed urgente, per le ragioni sopra indicate, non può essere genericamente adoperato per la tutela dei beni pubblici, per la salvaguardia dei quali si prospetta la possibilità di utilizzare ulteriori rimedi ordinari, quali provvedimenti di autotutela possessoria (anche ai sensi dell’art. 378 della legge n. 2248, all. F, del 1865), o altri strumenti ordinariamente previsti per la tutela dei beni pubblici.

In definitiva, si può sostenere che per valutare la legittimità dell’attività amministrativa nella predetta materia è decisiva la fase istruttoria, dove la quantità e la qualità degli elementi probatori raccolti indicheranno la scelta del tipo di provvedimento da adottare, anche alla luce dell’osservanza dei principi di ragionevolezza e proporzionalità, che devono guidare l’agire amministrativo.

© 2017 Spia al Diritto Designed by AD Web Designer

logo-footer