Cass. civ., Sez. I, ordinanza 27 aprile 2018, n. 10303

 

Massima:

 

La violazione del divieto relativo agli aiuti concessi dagli Stati membri alle imprese ex art. 107 TFUE «non determina la nullità dei contratti che costituiscono comunque attuazione di un aiuto non compatibile con il mercato interno», poiché tale divieto ha effetti c.d. verticali e dunque opera nei soli confronti degli Stati membri.

 

Ricognizione:

 

Per principio consolidato, presupposto indefettibile perché si possa parlare di contratto in frode alla legge è che il negozio posto in essere non realizzi quella che è una causa tipica – o comunque meritevole di tutela ex art. 1322, secondo comma, c.c. -, bensì una causa illecita in quanto appunto finalizzata alla violazione della legge.

Inoltre, va precisato che la violazione di una norma imperativa non dà luogo necessariamente alla nullità del contratto, giacché l’art. 1418, primo comma, c.c., con l’inciso ‘salvo che la legge disponga diversamente’, impone all’interprete di accertare se il legislatore, anche nel caso di inosservanza del precetto, abbia consentito la validità del negozio predisponendo un meccanismo idoneo a realizzare gli effetti voluti dalla norma.

Orbene, proprio in tema di tutela della libera concorrenza sul mercato interno dell’UE, l’art. 101, comma 2, del TFUE dichiara ‘nulli di pieno diritto’ tutti gli accordi tra imprese che possano pregiudicare impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all’interno del mercato comune, con una norma che ha chiaramente efficacia c.d. ‘orizzontale’ nei rapporti tra i soggetti dell’UE e, dunque, anche tra le singole imprese.

Su di un piano differente si pone, invece, l’art. 107 TFUE che, nel sancire il divieto di aiuti di Stato alle imprese operanti nel mercato interno dell’Unione Europea, non prevede alcuna invalidità degli atti negoziali posti in essere dalle singole imprese, che in concreto possano costituire una forma di attuazione dell’aiuto non consentito, trattandosi di un precetto rivolto agli stati membri dell’Unione, con effetti esclusivamente c.d. ‘verticali’.

Dunque, tale ultimo divieto, non essendo rivolto direttamente alle imprese operanti sul mercato interno, non determina l’invalidità degli atti posti in essere in violazione del medesimo, ma riguarda esclusivamente gli stati membri dell’Unione Europea, prevedendo, altresì, taluni strumenti tesi a sanzionare le condotte ad esso contrarie – di cui è destinatario pur sempre soltanto lo Stato membro -, primo fra tutti l’ordine di sopprimere o modificare l’aiuto concesso ai sensi dell’art. 108 TFUE.

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