Cons. St., Sez. III, 26 marzo 2018, n. 1882 (est. Santoleri)

 

Massima:

 

Non costituisce comportamento illecito tale da determinare responsabilità precontrattuale dell’amministrazione quello della stazione appaltante che ritardi oltre il termine di cui all’art. 11, comma 9, d.lgs. 163/2006 la stipula del contratto con l’impresa aggiudicataria in virtù della sua richiesta dell’informativa antimafia relativa all’impresa stessa.

Ricognizione:

A seguito di aggiudicazione, la stazione appaltante richiedeva, in via facoltativa, informativa antimafia relativa all’impresa aggiudicataria e non stipulava il contratto di aggiudicazione facendo spirare i 60 giorni previsti per legge senza provvedervi.

Il Consiglio di Stato rileva che, pur avendo l’acquisizione dell’informativa antimafia ad opera della Stazione appaltante comportato un ritardo nella stipulazione del contratto, trattasi comunque di una scelta che non può costituire comportamento illecito; ed anzi, trattandosi di impresa operante in un ambito territoriale ad alta incidenza da parte della criminalità organizzata, la valutazione operata dalla stazione appaltante non si appalesa illogica o irragionevole, ma anzi risulta pienamente condivisibile, atteso che – ove l’impresa fosse stata interdetta – il Comune avrebbe dovuto procedere alla revoca dell’aggiudicazione e alla risoluzione del contratto con effetti negativi sulla realizzazione dell’opera pubblica.

Peraltro, sebbene l’art. 11, comma 9, d.lgs. 163/2006, indichi il termine di sessanta giorni dal momento in cui diviene definitiva l’aggiudicazione per la stipula del contratto, tale termine non ha natura perentoria, né alla sua inosservanza può farsi risalire ex sé un’ipotesi di responsabilità precontrattuale ex lege della pubblica amministrazione. Piuttosto, spetta al presunto danneggiato dimostrare che il ritardo nella stipulazione sia manifestazione di una condotta antigiuridica dell’amministrazione lesiva del proprio legittimo affidamento.

Sebbene sia condivisibile la tesi secondo cui, la previsione di un termine per la stipulazione del contratto assolve alla funzione di tutelare anche l’aggiudicatario, il quale non può restare vincolato a tempo indeterminato alle determinazioni della stazione appaltante, nondimeno nel caso di specie il mancato rispetto del termine (sollecitatorio) di sessanta giorni risulta pienamente giustificato dalle esigenze antimafia, e dunque non può integrare gli estremi di una condotta contraria ai principi di buona fede e correttezza.

Occorre poi considerare che la norma dell’art. 11, comma 9, del D.Lgs. 163/06 non lascia l’impresa aggiudicataria “in balia” della stazione appaltante, ma le consente di recedere dal vincolo derivante dall’aggiudicazione ottenendo anche il rimborso delle spese sostenute. E’ lo stesso legislatore a disciplinare il bilanciamento degli opposti interessi consentendo all’impresa di evitare l’immobilizzazione dell’intera organizzazione aziendale nell’attesa della stipulazione del contratto, ricorrendo al recesso in modo da poter utilizzare le proprie risorse per ulteriori commesse.

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