Cass. pen., Sez. III, 28 febbraio 2018, n. 9072 (est. Socci)

 

Massima:

 

L’applicazione dell’art. 131 bis c.p. è irrilevante per l’applicazione delle sanzioni all’ente; invero, la particolare tenuità del fatto comporta la sussistenza del reato e la sua riconducibilità agli imputati.

 

Ricognizione:

Il problema posto dal ricorso della Procura Generale, presso la Corte di appello di Firenze, riguarda la configurabilità di una responsabilità dell’ente, per il D.Lgs. n. 231 del 2001, nelle ipotesi di applicazione della particolare tenuità del fatto nei confronti dell’imputato.

La materia non trova un’esplicita regolamentazione normativa. Per il D.Lgs. n. 231 del 2001, art. 8, “1. La responsabilità dell’ente sussiste anche quando: a) l’autore del reato non è stato identificato o non è imputabile; b) il reato si estingue per una causa diversa dall’amnistia.

La norma non prevede l’applicazione dell’art. 131 bis c.p. poichè la relativa disciplina è intervenuta dopo la sua entrata in vigore e non ci sono stati aggiornamenti.

La Corte osserva che la sentenza di applicazione della causa di non punibilità ex art. 131 bis c.p. pur producendo effetti sotto il profilo sanzionatorio (non punibilità) non coinvolge il reato. La decisione infatti esprime un’affermazione di responsabilità, pur senza una condanna, e pertanto non può assimilarsi ad una sentenza di assoluzione, ma lascia intatto il reato nella sua esistenza, sia storica e sia giuridica.

Del resto la sentenza che applica la particolare tenuità deve iscriversi nel casellario giudiziale e ha effetto di giudicato (quanto all’accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso) nel giudizio civile o amministrativo di danno – art. 651 bis c.p.

Per tali ragioni, deve ritenersi che tale sentenza non incida sulla responsabilità della persona giuridica, posto che l’interprete non può estendere l’effetto di giudicato se non previsto espressamente dalla legge, altrimenti determinandosi una violazione irrimediabile del diritto di difesa della persona giuridica.

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