Cons. St., Sez. V, 11 gennaio 2018, n. 120 (est. Di Matteo)

 

Massima:

 

Tra i “sopravvenuti motivi di pubblico interesse” che giustificano la revoca ai sensi dell’art. 21quinquies L. 241/1990 ben possono rientrare anche comportamenti scorretti dell’aggiudicatario che si siano manifestati successivamente all’aggiudicazione definitiva.

 

Ricognizione:

L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, con la sentenza 20 giugno 2014, n. 14, ha chiarito che i poteri della pubblica amministrazione di incidere sugli atti pregressi divergono a seconda della fase della procedura di evidenza pubblica in cui sono esercitati: resta impregiudicata, in esercizio del potere di autotutela che spetta alla PA, la possibilità: a) della revoca nella fase procedimentale della scelta del contraente fino alla stipulazione del contratto; b) dell’annullamento d’ufficio dell’aggiudicazione definitiva anche dopo la stipulazione del contratto, ai sensi dell’art. 1, comma 136, l. n. 311 del 2004, nonché concordemente riconosciuta in giurisprudenza, con la caducazione automatica degli effetti negoziali del contratto per la stretta consequenzialità funzionale tra l’aggiudicazione della gara e la stipulazione dello stesso. Ciò conformemente alla previsione dell’art. 11, comma 9, d.lgs. 163 cit. che fa salvo “l’esercizio dei poteri di autotutela nei casi consentiti dalle norme vigenti”.

Nel caso di specie, il Comune di Pavia, non essendo intervenuta ancora la stipulazione del contratto, ha correttamente esercitato il potere di revoca dell’aggiudicazione di cui all’art. 21 quinquies l. 7 agosto 1990, n. 241.

Ciò premesso, deve affrontarsi la questione della legittimità della revoca dell’aggiudicazione disposta per comportamenti scorretti dell’aggiudicatario successivi all’adozione dell’aggiudicazione definitiva e precedenti alla stipula del contratto.

Ritengono i giudici amministrativi che tra i “sopravvenuti motivi di pubblico interesse” che giustificano la revoca ai sensi dell’art. 21quinquies L. 241/1990 ben possono rientrare anche comportamenti scorretti dell’aggiudicatario che si siano manifestati successivamente all’aggiudicazione definitiva.

In detti casi la revoca assume la particolare connotazione di revoca-sanzione, e la particolarità della stessa consiste nel fatto che l’amministrazione non è tenuta a soppesare l’affidamento maturato dal privato sul provvedimento a sé favorevole e, d’altra parte, non ricorrono pregiudizi imputabili all’amministrazione e ristorabili mediante indennizzo poiché ogni conseguenza, ivi comprese eventuali perdite economiche, è imputabile esclusivamente alla condotta del privato.

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