Cass. pen., Sez. V, 13 dicembre 2017, n. 55739 (est. Miccoli)

 

Massima:

 

Se è vero che in tema di diffamazione a mezzo stampa eventuali modeste e marginali inesattezze nella descrizione del fatto relative a sue semplici modalità senza modificarne la struttura essenziale non sono idonee a determinare quel superamento della verità che esclude l’operatività dell’esimente dell’esercizio del diritto di cronaca, è altrettanto vero che lo stesso non può dirsi laddove la veridicità del narrato – da cui discende il tenore diffamatorio – sia da escludersi in relazione agli elementi essenziali del fatto.

 

Ricognizione:

In tema di fattispecie criminosa di cui all’art. 57 c.p., il controllo sul contenuto del giornale unitariamente considerato compete in via esclusiva al direttore responsabile, non sussistendo la possibilità della delega ad altri soggetti del potere-dovere di procedere a quell’attività di controllo e di verifica volta ad impedire che, con la pubblicazione, vengano commessi reati.

Trattasi di una responsabilità a titolo di colpa per l’omesso controllo sul contenuto del periodico in riferimento al fatto diffamatorio, che può escludersi solo ove si dimostri che il direttore responsabile ha fatto quanto in suo potere per prevenire la diffusione di notizie non rispondenti al vero, prescrivendo e imponendo regole e controlli, anche mediati, di accuratezza, di assoluta fedeltà e di imparzialità rispetto alla fonte-notizia (Cass. pen., n. 7407/2009).

Se così non fosse, si finirebbe evidentemente per consentire un’inaccettabile uso strumentale dello stesso periodico. Chiunque potrebbe, per il suo tramite, diffondere ogni sorta di messaggio e di notizia, veritiera oppure no, diffamatoria o meno, con l’assurda conseguenza speculare che chiunque potrebbe diventare vittima del reato di diffamazione a mezzo stampa, senza la possibilità di individuare un soggetto responsabile.

Ciò premesso, va ricordato che l’esercizio del diritto di cronaca ha efficacia scriminante riguardo al fatto diffamatorio a condizione che la notizia divulgata, oltre che socialmente rilevante e descritta con continenza espressiva, sia vera. Ma tale verità deve riguardare il contenuto essenziale della notizia e non aspetti marginali di essa.

Più precisamente, è necessario che la verità oggettiva dei fatti, intesa come rigorosa corrispondenza alla realtà, sia rispettata per tutti quegli elementi che costituiscono l’essenza e la sostanza dell’intero contenuto informativo della notizia riportata. I dati superflui, insignificanti ovvero irrilevanti, ancorché imprecisi, in quanto non decisivi né determinanti, cioè capaci da soli di immutare, alterare, modificare la verità oggettiva della notizia, non possono essere presi in considerazione, per ritenere valicati i limiti dell’esercizio del diritto.

Dunque,  eventuali modeste e marginali inesattezze nella descrizione del fatto relative a sue semplici modalità senza modificarne la struttura essenziale non sono idonee a determinare quel superamento della verità che esclude l’operatività dell’esimente dell’esercizio del diritto di cronaca.

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