Cass. civ., Sez. III, ordinanza 22 dicembre 2017 (est. De Stefano)

 

Massima:

 

Una volta verificatosi un evento dannoso ricostruito, con valutazione di fatto insindacabile in sede di legittimità, come causalmente ascrivibile pure alla condotta colposa del danneggiato, non può essere presa in considerazione, quale evenienza non impedita e tanto meno al fine di una sua diversa quantificazione risarcitoria, la minore entità del danno che sarebbe dipesa da una serie causale alternativa a quella effettivamente verificatasi in concreto, quale un minore od un assente grado di colpa in capo al responsabile.

 

Ricognizione:

Il concorso colposo del danneggiato nella determinazione dell’evento dannoso limita, ai sensi dell’art. 1227 c.c., come richiamato in sede di disciplina della responsabilità extracontrattuale dall’art. 2056 c.c., il danno risarcibile sia ai sensi dell’art. 2043 c.c.

Nel caso di specie, l’evento dannoso è costituito da un incidente stradale subito da un guidatore a seguito di una sbandata con la sua autovettura e conseguente caduta in una scarpata contigua alla sede stradale per via del cedimento del guard rail; tuttavia, il guidatore ha contribuito con la sua condotta colposa alla determinazione dell’incidente, non avendo osservato il limite di velocità esistente e non avendo adeguato la sua condotta di guida alle condizioni metereologiche.

Ciò premesso, la Suprema Corte rammenta che la teoria generale del diritto riconduce al novero dei danni risarcibili le sole conseguenze immediate e dirette del fatto dannoso; una volta verificatasi una determinata sequenza di fatti ed eventi, tra loro legati da un nesso causale,  tale relazione va apprezzata secondo il criterio della causalità adeguata (Cass. civ., Sez. Un., n. 576/2008). In base a tale criterio, si deve, all’interno delle serie causali così determinate, dare rilievo a quei danni che, nel momento in cui si produce l’evento causante, non appaiano una conseguenza del tutto inverosimile dello stesso, ma che si presentino come effetto prevedibile; e ciò attraverso una valutazione che risulta fondata sull’id quod plerumque accidit.

Sicché devono escludersi dall’area della risarcibilità quei danni che costituiscano un riflesso lontano dell’evento dannoso, per essere intervenute altre cause e circostanze estrinseche, senza le quali il danno ulteriore stesso non si sarebbe verificato. A mano a mano che la sequenza causale progredisce e si allontana dall’evento che ad essa ha dato origine, in altri termini, l’intervento di fattori concausali diversi ed ulteriori diviene via via preponderante, fino ad escludere la riferibilità – appunto diretta ed immediata – a quello primigenio.

Tuttavia, nell’area della risarcibilità rientrano il lucro cessante e la cd. perdita di chance da intendersi: il primo, come l’accrescimento patrimoniale che il danneggiato avrebbe conseguito o il decremento patrimoniale che egli avrebbe evitato se, ad impedire il primo o a cagionare il secondo, non fosse intervenuto il fatto generatore del danno; la seconda, come concreta ed effettiva occasione favorevole di conseguire un determinato bene (che solo a queste condizioni non è una mera aspettativa di fatto, ma un’entità patrimoniale a sé stante, giuridicamente ed economicamente suscettibile di autonoma valutazione, la cui concretezza ed effettività, siccome riferite ad un evento futuro, devono possedere un grado di elevatissima probabilità, se non di vera e propria prognosi (riferita al momento dell’accadimento del fatto indicato come dannoso).

Su questa premessa, non può rientrare nel concetto di conseguenza immediata e diretta il mancato avveramento di un’evenienza più favorevole per chi risulta danneggiato, poiché l’evento che ha determinato la serie causale effettivamente verificatasi non può essere considerato causa della mancata verificazione delle alternative.

Nel caso di specie,  il danno che può essere oggetto di risarcimento è esclusivamente quello che si è verificato in concreto in dipendenza immediata e diretta dell’evento, cioè il cedimento del guard-rail, come poi imputato causalmente anche – ed in misura paritaria – alla condotta colposa della vittima.

© 2017 Spia al Diritto Designed by AD Web Designer

logo-footer