Cass. pen., Sez. V, 24 novembre 2017, n. 43438 (est. Morosini)

 

Massima:

 

Al fine di assegnare ad un luogo la qualifica di privata dimora o relative pertinenze, occorre verificare la sussistenza dei seguenti, indefettibili elementi: utilizzazione del luogo per lo svolgimento di manifestazioni della vita privata (riposo, svago, alimentazione, studio, attività professionale e di lavoro in genere), in modo riservato ed al riparo da intrusioni esterne; durata apprezzabile del rapporto tra il luogo e la persona, in modo che tale rapporto sia caratterizzato da una certa stabilità e non da mera occasionalità; non accessibilità del luogo, da parte di terzi, senza il consenso del titolare. (Esclusa, nella specie, la violazione di domicilio in capo all’imputato che aveva aggredito la vittima in una parte condominiale aperta al pubblico).

 

Ricognizione:

Privata dimora e proprietà privata sono concetti non sovrapponibili, in quanto il primo è molto più circoscritto del secondo.

Per l’adeguata perimetrazione dei due concetti deve richiamarsi la recente decisione, con cui le Sezioni Unite hanno fornito la definizione di luogo di privata dimora e relative pertinenze nei termini che seguono: “rientrano nella nozione di privata dimora esclusivamente i luoghi nei quali si svolgono non occasionalmente atti della vita privata, e che non siano aperti al pubblico né accessibili a terzi senza il consenso del titolare, compresi quelli destinati ad attività lavorativa o professionale” (Cass. pen., Sez. Un., 23 marzo 2017, n. 31345).

La pronuncia è intervenuta specificamente sull’art. 624-bis c.p., ma ha espressamente coinvolto tutte le norme a carattere sostanziale e processuale che a tale nozione fanno riferimento, tra cui l’art. 614 c.p. (violazione di domicilio). Ne consegue che anche nello scrutinare gli elementi costitutivi del reato di violazione di domicilio occorre fare riferimento ai principi dettati con la sentenza appena citata.

Pertanto, al fine di assegnare ad un luogo la qualifica di privata dimora ccorre verificare la sussistenza dei seguenti, indefettibili elementi: a) utilizzazione del luogo per lo svolgimento di manifestazioni della vita privata (riposo, svago, alimentazione, studio, attività professionale e di lavoro in genere), in modo riservato ed al riparo da intrusioni esterne; b) durata apprezzabile del rapporto tra il luogo e la persona, in modo che tale rapporto sia caratterizzato da una certa stabilità e non da mera occasionalità; c) non accessibilità del luogo, da parte di terzi, senza il consenso del titolare.

Dunque, non è sufficiente ai fini della configurazione del reato di violazione di domicilio il riscontro che l’aggressione sia avvenuta in una zona condominiale destinata a parcheggio ma aperta al pubblico, dovendosi riscontrare la concreta sussistenza dei presupposti innanzi indicati.

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