Cass. Civ., Sez. VI-2, 22 agosto 2017, n. 20269 (est. D’Ascola)

 

Massima:

La Cassazione afferma che ai sensi dell’art. 2668 c.c. la cancellazione della trascrizione della domanda, effettuata a norma degli artt. 2652 e 2653 c.c. «deve essere ordinata dal giudice di merito, anche d’ufficio, con la pronuncia di rigetto della domanda medesima, non essendo richiesto che la sentenza sia passata in giudicato».

 

Ricognizione:

Con la sentenza in epigrafe i giudici di legittimità affrontano una questione inerente la cancellazione della trascrizione ex art. 2668 c.c. Nel caso di specie i convenuti vittoriosi avevano chiesto la correzione della sentenza della Corte di Cassazione, in riferimento all’omesso ordine di cancellazione della trascrizione dell’originaria citazione in giudizio.

Secondo la Nomofilachia l’istanza non può essere accolta in quanto ai sensi dell’art. 2668, secondo comma c.c., la cancellazione della trascrizione della domanda, effettuata a norma degli artt. 2652 e 2653 c.c., deve essere ordinata dal giudice di merito, anche d’ufficio, con la pronuncia di rigetto della domanda medesima, non essendo richiesto che la sentenza sia passata in giudicato (come previsto al primo comma dell’art. 2668 cod. civ.)

La Cassazione, inoltre, chiarisce che qualora il giudice di primo grado non abbia ordinato la cancellazione della domanda rigettata e la parte non si sia doluta davanti al giudice di appello di tale omessa cancellazione, è preclusa in sede di giudizio di cassazione la deduzione di simile questione che non è stata proposta nel giudizio di secondo grado.

La cancellazione della trascrizione della domanda effettuata ai sensi degli artt. 2652 e 2653 c.c., che deve essere ordinata dal giudice del merito, anche d’ufficio, con la pronuncia di rigetto della domanda medesima, può essere disposta nel giudizio di legittimità solo ove ricorrano i presupposti di cui all’art. 2688 c.c., ossia in caso di estinzione per rinunzia od inattività delle parti ed a condizione che sussista una concorde richiesta delle parti, anche posteriore al giudizio di legittimità.

Riferimenti normativi: artt. 2652, 2653, 2688 c.c.

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